Il delta termico di questi giorni, con il passaggio da temperature semiestive al quasi gelo, disorienta. Accrescendo a dismisura quell'impresa titanica che è il cambio dell'armadio. Operazione che non dovrebbe essere poi così complessa, visto che generalmente si tratta di far fare agli indumenti un passaggio che prevede al massimo un metro di dislivello nel fatidico armadio. Ma la questione è più complessa di quel che potrebbe sembrare e generalmente mette a durissima prova le fragili terminazioni nervose femminili, specie quando responsabili del cambio di tutta una famiglia.
Ma, incombenze familiari a parte, è proprio il cambio femminile, l'onere più pesante. Confessiamolo. Anche la più "parca" delle donne ha nel proprio guardaroba un notevole soprannumero di cose. Di questo ci si accorge solo al fatidico cambio di stagione, perché, nel corso della medesima, la sensazione è sempre quella di assolutà povertà ed inadeguatezza dei propri capi. E' quando devi lavare, rinfrescare, mettere via decidendo se tenere ancora o no, che scopri quanta cavolo di roba sia affastellata nel corso della stagione.
E questo richiede, a parte il surplus di attività, nella già complessa gestione dell'ordinario, un confronto con noi stesse e le nostre insicurezze di cui faremmo volentieri a meno. Come constatare l'inutile conservazione negli anni di capi la cui taglia è ormai una chimera. Come decidere di buttare quell'adorato capino passepartout, perché ormai assolutamente logoro.
Qualunque sia il nostro carattere ed il nostro rapporto con la moda, il cambio degli armadi è una seria prova, un arduo confronto con la parte più profonda di noi. Sul come ci riconosciamo negli anni, su quello che decidiamo di tenere o buttare di noi. Su quello che scegliamo per piacerci e quello che scegliamo per compiacere gli altri.
Altro che cambio dell'armadio, una vera impresa titanica.