sabato, 31 ottobre 2009

nino
Il cielo plumbeo, oltre le strade perse.
Vorrei la mente bambina.



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categoria : emozioni, sabato qualunque




sabato, 17 ottobre 2009

Il delta termico di questi giorni, con il passaggio da temperature semiestive al quasi gelo, disorienta. Accrescendo a dismisura quell'impresa titanica che è il cambio dell'armadio. Operazione che non dovrebbe essere poi così complessa, visto che generalmente si tratta di far fare agli indumenti un passaggio che prevede al massimo un metro di dislivello nel fatidico armadio. Ma la questione è più complessa di quel che potrebbe sembrare e generalmente mette a durissima prova le fragili terminazioni nervose femminili, specie quando responsabili del cambio di tutta una famiglia.
cambio armadi
Ma, incombenze familiari a parte, è proprio il cambio femminile, l'onere più pesante. Confessiamolo. Anche la più "parca" delle donne ha nel proprio guardaroba un notevole soprannumero di cose. Di questo ci si accorge solo al fatidico cambio di stagione, perché, nel corso della medesima, la sensazione è sempre quella di assolutà povertà ed inadeguatezza dei propri capi. E' quando devi lavare, rinfrescare, mettere via decidendo se tenere ancora o no, che scopri quanta cavolo di roba sia affastellata nel corso della stagione.

E questo richiede, a parte il surplus di attività, nella già complessa gestione dell'ordinario, un confronto con noi stesse e le nostre insicurezze di cui faremmo volentieri a meno. Come constatare l'inutile conservazione negli anni di capi la cui taglia è ormai una chimera. Come decidere di buttare quell'adorato capino passepartout, perché ormai assolutamente logoro.

Qualunque sia il nostro carattere ed il nostro rapporto con la moda, il cambio degli armadi è una seria prova, un arduo confronto con la parte più profonda di noi. Sul come ci riconosciamo negli anni, su quello che decidiamo di tenere o buttare di noi. Su quello che scegliamo per piacerci e quello che scegliamo per compiacere gli altri.

Altro che cambio dell'armadio, una vera impresa titanica.





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categoria : sabato qualunque




domenica, 04 ottobre 2009

Che io ho portato la macchinetta fotografica, con me. Non che abbia una grande vocazione di reporter, ma ci tenevo, stavolta, a documentare la partecipazione. Non ho fatto una sola foto. Eravamo troppi. Nella calca era difficile cogliere immagini. Stretti, pericolosamente pressati. Che mi generano ansia, le situazioni così. Invece dentro quella ressa umana, ci sono stata bene.

Ieri, 3 ottobre, a Piazza del Popolo.

Tante sensazioni, difficili da condensare in parole. Così, senza immagini, non volevo scriverne. Qualcuno, però, mi chiede di riportare le impressioni. Ci ho pensato a lungo, a cosa più di tutto resti dentro, di questa manifestazione per la libertà di stampa.

L'assenza di rabbia.

Questo mi ha colpito di più. Non c'era né rabbia, né esaltazione. Sentimenti che spesso accompagnano una manifestazione così. C'era pacatezza, invece, senso di condivisione, pazienza. Quella necessaria per muoversi in una calca eterogenea, fatta di mille volti e diversissime idee.

Ed è questo che, senza immagini, serberò. Segnale vero della voglia di partecipazione attiva.
Ognuno con una motivazione diversa, ma insieme. Ho manifestato per la libertà di espressione e riporto qui qualcosa che avevo scritto tempo fa:

"La libertà d'espressione, base essenziale della dignità di un individuo, non è un dato certo a priori, stabilito per sempre. E' fragilissimo oggetto di distorsione e censura. Da difendere sempre e comunque. Qui, ma non solo."
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categoria : emozioni, questioni spinose, sabato qualunque




sabato, 05 settembre 2009

foto joker                                                       foto   tratta dal blog "Piovono rane"

Mi piacerebbe. Penso piacerebbe a tutti. Magari a qualcuno, no.
Una macchina fotografica in grado di riprodurre il volto vero delle persone. Non quello che si vede, quello che dentro c'è. Non servirebbero commenti, allora. Basterebbe scattare una foto, metterla in prima pagina(censura permettendo) e mostrare, semplicemente, ciascuno per quello che è. Solo uno stupido pensiero, forse. Ma oggi, guardando questa, non ho potuto fare a meno di averlo, questo pensiero.



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sabato, 04 luglio 2009

Questo blog è solo uno spazio dove trovare riflessioni ed approfondimenti sulla scrittura e sui libri, frammenti di narrazione e piccoli spezzoni sul filo della memoria, dell'accrescimento personale.

Volutamente, questo blog è uno spazio senza tempo, fuori dal tempo, fatto anche e soprattutto di silenzi. Raramente qui trovano spazio fatti accaduti e politica, se non come eco lontana e ritrascritta di un sentimento, un'emozione.

Non è una scelta casuale. Anche se il web ha assunto il carattere di una piazza in cui dare voce alle questioni pubbliche, diventando un canale di informazione e controinformazione, uno spazio di partecipazione collettiva, questo rimane fondamentalmente uno spazio privato. Perché quando scriviamo qui, pur rivolgendoci ad una platea potenzialmente infinita, siamo in uno spazio chiuso.

Siamo comunque lontani dalla vita attiva. E c'è sempre il rischio che questa "parvenza" di libertà e potenza appaghi per intero la nostra partecipazione reale alla vita pubblica, esaurendo qui, la voglia e la forza di reagire a tutto quello che non va. Qui, in uno spazio che anche se può non sembrare, rimane elitario ed autoreferenziale.

Scrivere qui non è "parlare con gli altri" e non potrà mai sostituirlo. Questa può essere una piattaforma concreta di nuove idee e sviluppo, solo se a questo segue la fisicità che qui non può trovare luogo. L'incontro vero, la partecipazione, l'ascolto, la condivisione. Perché la voce di uno, cento, mille blog "impegnati" ha senso solo se sa partire da qui per entrare nell'impegno concreto. Non restare pulpito isolato della propria autocelebrazione. Non denuncia sterile, ma azione concreta.

Non sempre riesco ad esprimere compiutamente, quello che è assolutamente chiaro in me.
Quello che voglio dire è che vorrei trovare in strada, tra la gente, a camminare con forza, le idee e le persone che incontro in questa piazza "virtuale".
Quello che voglio dire è che ho voglia di impegnarmi davvero per quello in cui credo, perché nessuno spazio privato, può sostituire la partecipazione attiva.

La libertà d'espressione, base essenziale della dignità di un individuo, non è un dato certo a priori, stabilito per sempre. E' fragilissimo oggetto di distorsione e censura. Da difendere sempre e comunque.
Qui, ma non solo.

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categoria : riflessioni, sabato qualunque




lunedì, 29 giugno 2009

Girandola a Castel SantRoma, 28 giugno. Rievocazione della girandola a Castel Sant'Agelo, definita "maraviglia del tempo". Ci sono spettacoli che non hanno nè tempo, nè età, magie di luci che sanno accendere cuori bambini.

Angolo di Tevere quasi palustre. Giunchi, scheletri di rami galleggianti ed una famigliola di anitre che scivola nell'acqua torbida,  deriva morbida di quest'ansa. Angeli di pietra stagliati contro un cielo che inizia a spegnere la sua luce, tra le grida scomposte dei gabbiani.  La confusione è lontana, quaggiù, seduta raccolta, sull'erba della sponda. Poi la girandola.
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categoria : emozioni, sabato qualunque




sabato, 13 giugno 2009

peperoncini Ho voglia di una nota piccante, oggi. Di parole che sappiano incendiarmi la mente ed il cuore.

Ma scopro di non possederne, non le scorgo d'intorno. Per troppo tempo, troppi. A gridare parole fatte di nulla, nel nulla, per il nulla.

Perché le parole, per avere sapori forti, hanno bisogno di crescere  su di un terreno fertile e questa, ultimamente, sta diventando una landa  sterile e desolata.

Così penso che, per oggi, impossibilitata ad incendiare riposti sensi  e questa mente esigente ed insopportabilmente snob, sopperirò col gusto.
Sì, un bel piatto di spaghetti con un sugo rosso e piccantissimo, profumato di basilico, così il tricolore ci sta tutto.

Spero pizzichi. Il giusto.

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sabato, 06 giugno 2009

Una delle cose che adoro del sabato è che posso decidere come e dove farlo, soprattutto quanto a lungo. Insomma posso provare l’euforia di farlo appena sveglia, se ne ho voglia, senza timore di far tardi. Oppure a notte fonda, nel silenzio che amo, tanto domattina poi si dorme.

Non che gli altri giorni non m’impegni a farlo, ma è sempre un compromesso sul filo del rasoio e finisco con il farlo nei luoghi e nei momenti meno appropriati, gli unici ritagliabili. Senza considerare come certi giorni la stanchezza prevalga, costringendomi, pur con rammarico, a rinunciare. Invece il sabato è il giorno di massima goduria.

Anche se, devo ammetterlo, anche quando lo spazio dedicato è piccolissimo e scomodo, non è detto che il piacere non sia comunque generoso. Certo, quando accade che il piacere sia tale da farmi dimenticare lo scorrere del tempo, costringendomi a corse improbabili e ad ancora meno plausibili scuse, un po’ mi maledico. Il vizio però è tale che ogni tanto ci ricasco.

leggere ovunque
Devo confessare comunque che rimango tradizionalista. Io preferisco decisamente farlo comodamente, tra le quiete mura di casa,  sorseggiando un caffè sul tavolo in cucina, oppure sul divano o la poltrona. Anche se, a dire tutta la verità, a letto è il massimo. Se mi riesce, un lunghissimo e languido pomeriggio del sabato, assolutamente dedicato. Perfetto.

All’aperto può essere niente male, ma la cosa è ovviamente subordinata al luogo e alle condizioni climatiche. Chiaramente è una questione di gusti personali. La spiaggia d’estate sarà anche un bel posto, ma devo confessare che con sole e sabbia ho sempre avuto un difficile rapporto, quindi, in riva al mare non riesco a farlo con piacere. Un prato va già meglio, specie ai piedi di un bell’albero secolare, possibilmente su di un comodo plaid e in una stagione intermedia, tipo la primavera inoltrata o quei bei pomeriggi autunnali. Potrei non disdegnare neppure la pioggia, se, per ovvi motivi, le fronde sono ampie e la pioggia sottile, appena accennata.

Quanto al farlo in movimento, sui sedili della macchina l’ho sempre trovato piuttosto scomodo, soprattutto se alla guida mi trovo io. Cosa che per fortuna accade raramente, visto il mio scarso feeling con il traffico cittadino.

Così mi capita di farlo in piedi sull’autobus, rattrappita in pochi centimetri vitali, quando girare pagina è un’impresa e c’è sempre qualcuno che mi guarda torvo, perché il mio gomito finisce con il puntare dove non dovrebbe. Poi è sempre in agguato il rischio di franare sul vicino, perché con un libro in mano, non è che mi sorregga bene e la maggior parte degli autisti può mettere duramente alla prova, il mio già scarso senso dell’equilibrio. Senza contare le volte che non riesco proprio a chiudere quel libro prima della fermata, allora eccomi smarrita in una zona che non conosco, senza avere la benché minima idea di quanto disti da quella che avrebbe dovuto essere la mia destinazione.

Seduti in treno, invece, è tutta un’altra storia. A parte che è il mio mezzo di trasporto preferito, leggere in treno ha un sacco di vantaggi secondari. Oltre ad impiegare utilmente il tempo. Non ultimo quello di tenere a bada i professionisti della comunicazione a tutti i costi, gli esperti della chiacchiera a vanvera. Un libro aperto, in cui sprofondare, è la migliore delle cortine protettive. Devo dire che certe volte, grazie a cellulari, bimbi lagnosi e i comunicatori di cui sopra, il luogo può non essere il migliore, per concentrarsi. Devo dire però che mi basta un piccolo sforzo iniziale e una volta concentrata, sono lontanissima dal caos intorno a me.

Insomma, fatelo. Ovunque, comunque.
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