lunedì, 09 novembre 2009

La pioggia fitta, fitta, stamani. Il mondo lavato, si consegna alle mie mani, dietro la finestra. Vorrei restarmene qui, lontana dal grigio. Ma nella luce opaca ed incerta, c'è la promessa di un giorno migliore. La pioggia porta via con sé l'aria appesantita nei giorni e nelle gocce è riflessa una città nuova. Nuda ed indifesa. Esco, amandola.





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categoria : riflessioni, emozioni




giovedì, 05 novembre 2009

Sono sempre stata incapace d'accumulare. 
Cose materiali, intendo. Nel tempo smarrisco, perdo,  lascio andare, mi disfo. Mi rimane d'alcune un breve ricordo indistinto, una piccola stria mentale. Sono delle mie cose, come una capsula dei semi, pronta a dispensare al vento. Mi chiedo se mai ho imparato a stringerle davvero o se il lasciarle andare è il mio tenerle nel profondo.


stringere
"Perché ciò che si salverà non sarà mai
quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi,
ma ciò che abbiamo lasciato mutare,
perchè ridiventasse se stesso in un tempo nuovo."

(“
I BarbariA. Baricco)

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mercoledì, 04 novembre 2009

firmino
"Poi, timorosa, esitando, doveva essere sbucata lentamente fuori dalla sua tana nella stanza. Producendo un debole ronzio, una lampada fluorescente sospesa a un paio di fili elettrici intrecciati emanava dal soffitto una luce tremula, bluastra, su tutto ciò che le stava intorno. Tutto ciò che le stava intorno? Che ridere! Tutto ciò che mi stava intorno! Poiché, intorno a lei, ovunque volgesse lo sguardo, c'erano libri.
"
(da Firmino di Sam Savage)



Questo libro è stato, a torto o ragione, un best seller. Con adeguato contorno di acclamazioni e delusioni, non esente da pettegolezzi di plagio. Personalmente, mi accosto sempre con difficoltà ai successi editoriali dell'anno. Possiedo rispetto ad essi, una certa diffidenza snob, tipica dei lettori omnivori ed autodidatti.
Nondimeno ho voluto leggerlo, perché la "faccetta di topo" sulla copertina è stata più attraente dell'innato moto repulsivo da "più venduto". Non mi ha entusiasmato, ma mi è piaciuto. Ho finito con l'identificarmi ingenuamente con Firmino. Ci ho ritrovato tutta la fatica del lettore omnivoro e vorace,  la passione notturna e solitaria, lo strazio e l'esaltazione. Insomma,  finché ne sono stata immersa e presa, l'ho trovato piacevole. Chiudendo il libro ha prevalso invece un sentimento di distanza. La sensazione che questo libro a volte in modo piacevole, ed altre in modo rozzo, ha fatto leva sulla parte meno nobile del mio essere lettore.
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martedì, 03 novembre 2009

E' sempre abbastanza facile, attribuirsi la responsabilità delle azioni che conducono a risultati che ci rendono orgogliosi del nostro operato. E' merito mio, questo lo devo alla mia costanza, alla mia capacità di scelta, alla mia tenacia. Bello, no? L'ho fatto io! E l'ego si gonfia, un po'.

Quando "accade" qualcosa che ci piace poco o in cui fatichiamo a riconoscerci, è generalmente ostico  assumersene la paternità. E' andata così, che colpa ne ho? Come potevo sapere che sarebbe andata così? Che schifo, capitano tutte a me. E coccoliamo l'ego, ferito.

Il punto è che non tutto dipende da noi, certo. Anzi, la stragrande maggioranza delle volte quello che accade è indipendente da noi, frutto del caso, di scelte che ci ritroviamo a subire.

Le medaglie hanno sempre un rovescio. Se pensiamo che tutto quello che accade è indipendente dalla nostra volontà, che il nostro raggio di azione è piccolissimo,  possiamo perdonarci con facilità di fronte ad un fallimento. Ma a fronte di questa "piccola assoluzione" perdiamo la capacità di incidere sugli sviluppi futuri di quello che ci accade. Deleghiamo alla sorte, al destino malevolo, la nostra capacità, la possibilità di realizzarci, di fare diversamente.

Senza cadere nell'eccesso opposto, dandoci inutilmente la "croce", dovremmo sempre assumerci la responsabilità delle nostre azioni, di quello che ci accade.

Il primo passo per superare un fallimento, una situazione che ci va stretta, è accettare che dipenda anche da noi. Solo se dipende anche da noi, possiamo fare qualcosa per cambiarla. Impariamo a focalizzarci su quello che noi possiamo fare, su come il nostro atteggiamento, il nostro punto di vista può incidere sulle reazioni, sul modo di affrontare le cose. Oggi. E costruiamo a partire da qui.

"Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi."
(Ernest Hemingway)


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venerdì, 30 ottobre 2009

In questi giorni mi attardo tra le pagine dei giornali on line. Li sbircio quasi ossessivamente, come se aspettassi l'apparire di una notizia che non c'è. Così devo districarmi tra foto shock e notizie di difficile digestione, ombre e sussurrri politici. Niente che valga la pena di commentare, perché si commentano da sé, raccontando per intero l'anomalia del momento, il dilagare di violenza ed indifferenza. Rassegnazione e rabbia.

Però una notizia piccina riesce a scuotermi, un po'. Questa.

"La battaglia di nonna Irmela contro tutte le discriminazioni e le violenze si gioca, da 23 anni, per le strade di Berlino. Con la costanza e la cura che solo una nonna può avere, ogni giorno va a caccia di scritte, graffiti e manifesti neo-nazisti, omofobi, razzisti o anti-semiti. Dalla sua sportina bianca con la scritta oramai sbiadita «Combatti i nazi», tira fuori un coltellino, una pezzuola e uno smacchiatore e li rimuove con pazienza."    (dal corriere.it)

Ecco, finché qualcuno, con costanza, ripete un gesto di piccola ed ordinaria "resistenza", io sento che una speranza, per quanto piccola, c'é.

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giovedì, 22 ottobre 2009

mani escher
Ci sono momenti della vita, stati d'animo, di facile definizione. Così riconoscibili ed immediati che sono rappresentabili con poche, nette ed avare, parole. Ne attraversi altri strani, complessi, difficilmente traducibili in termini, parole. Quelli in cui vorresti parole nuove, diverse concatenazioni di sensi, perché l'usuale vocabolario non ti sembra adeguato. Io li chiamo "il tempo degli ossimori".
Quando sei triste-felice, quando ti senti appagato e sereno, ma una strana inquietudine ti attraversa. O forse sei ansioso ed inquieto, ma senti che tutto procede nella direzione corretta. Un grigio solare, un vuoto pieno, una solitudine affollata.

Sono questi, i giorni in cui è difficile trovare le parole per rappresentarsi. Quelli in cui capisci quanto a volte sia povero, il nostro vocabolario quotidiano. Le parole sono emozioni che dovremmo esplorare per intero. Ogni parola non posseduta è un'emozione persa. Una possibilità negata.

Quante sono le parole che scegliamo per parlarci di noi? Aggiungiamone ogni giorno di nuove. Cerchiamole, annotiamole, facciamone tesoro. Perchè nessuna sfumatura, nessuna ombra del cuore, rimanga senza rappresentazione.

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venerdì, 16 ottobre 2009

A proposito di donne, di bellezza, di passione.*



*in inglese, ma si possono scegliere i sotto titoli in italiano.
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giovedì, 01 ottobre 2009

"Se vuoi andare veloce, vai da solo.
Se vuoi andare lontano, vai con gli altri
"(proverbio africano)
il quarto stato

Non so se l'ho citato correttamente, questo proverbio, così a memoria. Il senso è comunque evidente.

Certe volte mi chiedo, perché andiamo così veloci e verso cosa. Di colpo, mi sembra di realizzarlo. Andiamo soli, troppo soli, compressi in individualità che non hanno memoria, se non astratta, della collettività. Del percorso comune, del bene comune. Per questo stiamo velocizzando tutto. Per questo, il futuro sembra non riservare speranze.

Il paradosso di achille e la tartaruga. Quando la somma di infiniti infinitesimi, sembra non dare una somma finita. Lontano, è solo un miraggio.

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