Il passato del futuro. Non è una forma verbale. Neppure un ossimoro.
Ciascuno di noi, a suo modo, si rappresenta nel futuro. Io ben poco, per la verità. Cerco di non sconfinare mai troppo in là.
Si "immagina" il futuro. Ovvero la prima cosa che viene in mente è che il proiettarsi nel futuro, sia un atto creativo, frutto dell'immaginazione, della fantasia.
Vista da questa angolazione, la mia scarsa capacità di rappresentarmi in un arco temporale a venire, mi è sempre suonata sospetta.
Perché difetto di molte cose, ma non credo di fantasia. Quella, anzi, semmai, fatico sempre a tenerla a bada.
Il fatto è che la rappresentazione del futuro, più che dalla capacità immaginifica, deriva dal passato, dalla memoria. Sì, proprio così. Come dire, c'era una volta domani. La nostra capacità di fare proiezioni sul futuro, di costruire immagini del nostro domani è strettamente connessa, attinge pienamente ai ricordi del passato.
E' un po' come l'incapacità di immaginare qualcosa che non c'è. Noi costruiamo qualcosa di inesistente solo a partire da immagini reali. Mettendo insieme, in modo diverso, cose esistenti. L'unicorno ad esempio. O il minotauro.
Così è nel bagaglio del passato, di quanto esperito, variamente ordinato e messo via, che la nostra fantasia rovista per le sue estrapolazioni sul futuro.