mercoledì, 21 ottobre 2009

Angela. Settanta anni e non sentirli. Viso dalle rughe lisce, sorriso pieno e piccole mani. Cammina ancora svelta, svelta, sovrapponendo i passi. Piccole rabbie che coltiva dentro. Il mondo fuori le urla forte. Lei lo sente sempre meno. Nessun rimorso, mille sciocchi rimpianti. Sola, nel suo letto appena dopo il tramonto, si rimprovera piccole dimenticanze, lamenta la sua schiena. Non si risparmia, Angela. Si affaccenda, giorno dopo giorno, in una monotonia di rassicuranti sequenze. Sbriciola il tempo e l'osserva scorrere. A volte si abbraccia in silenzio, lecca la sua solitudine. Ricordi porpora, le fanno da paggetti.
Angela, settanta anni e sentirli tutti.



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giovedì, 04 giugno 2009

Alessia, occhi immensi, nel volto emaciato. Ventisette anni, laurea in fisica e dottorato, prospettive brillanti nel difficile mondo della ricerca. Mille sogni ed un peso inconsistente. Tenace, perfezionista. Voglia caparbia di riuscire e l'incapacità a riconoscersi. Esile come il suo legame col mondo.

Sotto la bianchissima pelle dei polsi, la trama azzurrina delle vene è come se parlasse della sua rabbia interiore, nascosta. Quella che non lascia mai affiorare sulle labbra, increspate sempre da un sorriso timido. I capelli d'un biondo innaturale, paglierino, stonano sul suo viso pallido. Tutta la sua forza in quella volontà feroce che la sostiene.


Ha vinto una nuova battaglia, da due mesi  non tocca più dolci, il suo  vizio residuo. Si sente invincibile, ora. Solo lo specchio, in cui si guarda sempre in affanno, non sa rendere per intero la sua immagine distante. Si sente pesante, ancora. Invece vorrebbe volarsene via. Non solo oltreoceano.
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venerdì, 08 maggio 2009

geco

 

geco

Quando l’ho conosciuto, lo chiamavano tutti così. Basso, minuto, con quell’aria sempre un po’ smarrita. Il volto leggermente triangolare, sul collo esile. Le mani, un po’ tozze, con l’ultima falange arrotondata, sempre un po’ gonfia per via delle pellicine tormentate. Forse è per quello che lo chiamavano geco, oppure invece per quell’assorta fissità che lo estraniava a tratti dal gruppo.

Di lui ricordo i jeans di velluto marrone, una misura di troppo, lisi e stinti, d’inverno e d’estate, e quell’aria interdetta qualunque fosse la domanda. Sorrideva di rado ed il suo era sempre un sorriso condizionato, incerto.
Sarà per quello che alla fine eravamo tutti convinti che dovesse essere un po' geniale. Pura supposizione, perchè la sua presenza, prezioso testimone e punto fermo di strampalate discussioni, non ha mai avuto una voce. Almeno io non riesco a ricordarla.
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mercoledì, 22 aprile 2009

Maurizio, cinquant’anni o poco più. Segno zodiacale scorpione. Occhi profondi, appena stanchi ed un sorriso pieno di promesse. Analitico, meticoloso. Una vita scandita da abitudini precise, gesti calibrati e piccole, segrete, passioni. A volte si guarda a lungo, nello specchio. Qualcosa gli sfugge, ma sente che non è importante. Non ha voglia di fare bilanci, forse non ne ha bisogno. La sua identità è qualcosa che ha conquistato piano, nel tempo. Oltre i doveri, gli obblighi esterni. Non rimpiange nulla, non desidera nulla. La sua vita è piena e tira sempre tardi, la sera.
Negli ultimi tempi, qualcosa si muove dentro. Qualcosa che non sa definire, cui non sa dare un nome. Un moto piano, armonico, marea lunare. Solleva il torace lentamente e lo attraversa leggero. Come la ricerca di una soluzione necessaria. Si è sentito altre volte così. Ma se torna indietro nel tempo, quella ricerca aveva un senso, un obiettivo o magari solo un volto. Era la risposta ad un bisogno che poteva ricomporre preciso, nella mente. Fatto di dettagli ed indizi inequivocabili.
Ora è come un’ansia sottilissima e persistente, che lo pervada senza senso apparente. Come quando uscendo dal portone, rientri a controllare, spinto dall’impulso di aver dimenticato qualcosa. Come una possibilità inespressa, ancora da scoprire. Qualunque cosa sia, ha voglia di lasciarsi stupire. Lentamente però, seguendo il ritmo morbido della sua vita.
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domenica, 29 marzo 2009

C'era la nebbia al fondo del viale.
Si muoveva faticosamente, in quello spazio denso. L'umido a rapprendersi sulla pelle, ne arrestava di colpo i passi. Aspettava, immobile. Ore. Le spalle leggermente addossate alla colonna. Sperava di scorgerla. Certe volte riusciva a vederla. Incedere in quel suo modo fluido, i capelli ondeggiare increspati appena dall'umidità. Vedeva la sua sagoma avanzare, ingrandirsi piano nello spessore dell'aria davanti a sé, il profilo stagliato nella nebbia. Fino a percepirne il profumo. Chiudeva gli occhi, allora. Le labbra rosse di lei sembravano fluttuare tra le sue ciglia chiuse. Li riapriva piano, lasciando sfocare le sue labbra, sino a confluire nel rosso del cartello accanto a lui. Solo a quel punto gettava il mozzicone, spento da ore tra le dita, e rientrava.

nella nebbia
foto da photorama (Francesco Aresta)
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martedì, 10 febbraio 2009

Attilia, 35 anni, segno zodiacale Bilancia.
Un volto da angioletto, incorniciato da morbidi riccioli biondi. Lili era coccolata e vezzeggiata, da piccina. Gongolava al centro delle smancerie di tutti. L’impatto tremendo che il suo nome ebbe alle elementari la trovò assolutamente impreparata. Da Lili ad Attilia il salto fu duro. Esacerbante scoprire che si può essere al centro dell’attenzione in molti modi. Le giovò ben poco il conforto dell’omonima ava paterna, l’esistenza di una Santa Attilia martire e l’onomastico da festeggiarsi il 24 marzo. La storia la gravò di scoperte malamente formative, dai flagelli barbari al “Regolati, Attilia!”. Faticava a reagire, trincerandosi dietro mutismi ostinati e malcelate lacrime di rabbia. Crebbe molto bella, però. L’adolescenza scivolò via leggera sull’onda del diminutivo “Tilly”, artisticamente impreziosito da un cuoricino paffuto sulla i. Dopo i venticinque anni, l’adozione di “Lia” sembrò semplicemente perfetta, non sembrava nemmeno un diminutivo e per un po’ tutto filò liscio. Ma a trenta, un sano moto di femminile orgoglio ebbe la rivalsa. Troppo banale, Lia. Così imparò a pronunciarlo con enfasi e per intero, il suo nome. Per qualche strano motivo, dentro di sé non riesce ancora a farci i conti. Continua ostinatamente ad oscillare tra un condottiero impossibile ed una barbie ormai in disuso.

 

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mercoledì, 21 gennaio 2009

Matteo, trentacinque anni. Segno zodiacale leone.
Un sorriso stereotipato e giacche sempre troppo strette. La cravatta pende ordinatamente sulla camicia, un po' sospesa, rimanendo estranea all'insieme. Spesso la liscia involontariamente, mentre parla, riaccostandola al corpo. Quel gesto ha qualcosa d'osceno, ma non sapresti dire perchè. Tra gli altri e sé una bolla immensa, come se il corpo occupasse uno spazio fisico maggiore del suo volume. Non ti guarda mai negli occhi, fissa un punto inesistente  tra le  tue sopracciglia, lasciandoti trasparente. Buon conversatore, brillante, sicuro di sé. Avverte il disagio riflesso e non ci si sofferma mai molto. Tutto per lui è un metro oltre. Una meta cui aspira, certo di conseguirla. Il resto strane pause vuote, che supera imperturbabile. Certe volte, la sera prima di spegnere la luce, avverte una piccola morsa alla gola. Scrolla il capo, spegne la luce e la liquida lì.
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giovedì, 18 dicembre 2008

Caterina ci pensava spesso, ultimamente. Quelle parole le risuonavano dentro, ritagliandosi spazio. Giorno dopo giorno, ogni parola, parola per parola. Le ripeteva prima di addomentarsi, lasciandosene cullare piano. Come se ripetendole potesse assurmerne il controllo, modificandole nel suono e nel senso.
Sapeva che certe parole si usano incosapevolmente, che a volte sfuggono. Ma quella sera le erano piombate addosso troppo veloci, avevano trovato un varco e s'erano agganciate alle pareti dell'intestino, uncinate come una tenia. E non si snidavano di li. Nella sua pancia girovagavano suo malgrado, con una potenza virale che non pensava le parole potessero avere.
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