mercoledì, 11 novembre 2009




esprìmere,  dal latino "ex-primere",  "fuori da" e "premere", stringere, ovvero far uscire premendo, spingere fuori.

L'esprimersi, lo spremere fuori da sé le emozioni, è un esercizio che si coltiva nel tempo, che ha bisogno di cura ed attenzione costanti.


esprimo, esprimete, esprimono, esprimiate, esprimano, esprimiamo, esprimessi...

Insomma, coniughiamo questo verbo in tutte le sue declinazioni.
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categoria : metafore




giovedì, 29 ottobre 2009

Un ticchettio molesto. Osclillante, armonico. Pling, plong, pling.
Una goccia si gonfiava dal rubinetto e si staccava, grassoccia, spiaccicandosi nel lavabo. Matteo l'osservava, seduto sul bordo della vasca. Cercava di coglierne la sequenza precisa, di registrare i piccoli scostamenti nella caduta. L'aritmia. Perché quell'inseguirsi costante, goccia dopo goccia, si sfasava per istanti. Accelerava e decelerava, in modo discontinuo. Anche quel frammentarsi del ritmo primario aveva però un suo ritmo preciso, sinusoidale. Disarmonie armoniche. Sentiva che, decifrandole, avrebbe compreso qualcosa in più della bellezza delle cose, dei segni sotterranei, del ritmo del mondo. Acuiva i sensi, teso nello sforzo, rapito da quel pulsare ritmicamente asincrono. Poi si alzò, brusco, aprì il rubinetto e cominciò a sciacquarsi il viso.
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categoria : miniracconti, metafore




giovedì, 10 settembre 2009

Una sottile lingua di terra, una strada polverosa e rossiccia dagli argini brulli sull'acqua. Bisaccia sulle spalle, malconcio, un uomo  l'attraversa. Le scarpe da tennis lacere, senza lacci, trascinate passo dopo passo, arrossandosi. Visto dall'alto è un puntino che si muove lentissimamente, ritmicamente.
L'acqua ha riflessi verdi, luccicanti sotto il sole. Da terra a terra, attraverso due mari.

Una donna  legge sul treno, assorta. Alza gli occhi e, attraverso i vetri, l'acqua le inonda la vista, nel breve tratto da Mestre a Venezia. Si sente stranamente sospesa, come d'un tempo che ha arrestato la corsa. Poi abbassa lo sguardo e chiude il libro.

Strano, su un istmo, l'andare.



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categoria : emozioni, metafore




martedì, 30 giugno 2009

Ho già parlato di mandala, del significato e della suggestione che emanano. Del loro essere rappresentazione e metafora del movimento, della vita stessa.

trovare i mandalaNella cultura e tradizione occidentale, gli esempi più belli di mandala si trovano nei rosoni delle chiese e nelle vetrate che li impreziosiscono.  Nelle vetrate, i giochi di luce rimandano al contatto con il divino, l'infinito. Il collegamento tra terreno ed immateriale.

Consiglio un bel libro di immagini e storia di questa nobile arte: "Le Vetrate. Pittura e luce: dieci secoli di capolavori" di Catherine Brisac, ed. Mondatori.
occhio mandala


I mandala sono ovunque, in natura. Basta imparare a riconoscerli, subendone il fascino, sentendone la trascendenza.  Guardare con occhi nuovi, ogni giorno. Dal nostro occhio, all'occhio dell'altro di fronte a noi.

Partendo dal centro. Verso l'infinito.


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categoria : riflessioni, metafore




sabato, 13 giugno 2009

peperoncini Ho voglia di una nota piccante, oggi. Di parole che sappiano incendiarmi la mente ed il cuore.

Ma scopro di non possederne, non le scorgo d'intorno. Per troppo tempo, troppi. A gridare parole fatte di nulla, nel nulla, per il nulla.

Perché le parole, per avere sapori forti, hanno bisogno di crescere  su di un terreno fertile e questa, ultimamente, sta diventando una landa  sterile e desolata.

Così penso che, per oggi, impossibilitata ad incendiare riposti sensi  e questa mente esigente ed insopportabilmente snob, sopperirò col gusto.
Sì, un bel piatto di spaghetti con un sugo rosso e piccantissimo, profumato di basilico, così il tricolore ci sta tutto.

Spero pizzichi. Il giusto.

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categoria : metafore, sabato qualunque




lunedì, 08 giugno 2009

"...Perchè una realtà non ci fu data e non c'è;
ma dobbiamo farcela noi,
se vogliamo essere;
e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile..."
                                                                                 (Luigi Pirandello)

ombre
Proviamo a riflettere più a fondo, sulle cose.
Impariamo a non fermarci alla superficie, alla prima impulsiva reazione.
Non accontentiamoci di quello che vediamo riflesso, proviamo ad essere protagonisti consapevoli del nostro futuro, a costruire le prospettive in cui credere.

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categoria : aforismi, metafore




giovedì, 21 maggio 2009

armonie nascosteArmonìa.
Ho sempre trovato questa parola onomatopeica.


"Armonia, proviene, attraverso il latino, dal greco harmonia unione, proporzione, accordo, un derivato del verbo harmozein, congiungere, accordare. Il verbo harmozein si ricollega a sua volta ad harmos, giuntura."
(da navigare con le parole).


Radice "ar":
aderire, unire, disporre. 
Mi sovviene l'aritmetica, l'arte, l'architettura.

Le parole, quando proviamo a conoscerle meglio, hanno dentro interi percorsi di memoria e d'emozione che legano insieme, armonicamente, significati e suoni.


Torniamo ad armonia, dal dizionario: "sintesi di parti diverse formanti un tutto proporzionato e concordante". Armonia è appunto, in musica, lo studio della sovrapposizione simultanea dei suoni.

Avete mai ascoltato il magnifico suono prodotto dalla sabbia, quando mossa dal vento o lasciata scivolare tra le dita?
Accade con la sabbia che possiede una superficie "brillante", come quella fine del mare. Quella che è così finemente frantumata da costituire in superficie un gel di silice igroscopico, che trattiene l'acqua e fa sì che i singoli granelli aderiscano gli uni agli altri, comportandosi come un diapason.
Questo è il frutto di una ricerca canadese che ha condotto alla scoperta di nuovi materiali acustici. Qui voleva essere, è, metafora assoluta di armonia come legame e raccordo tra parti.

Le parole sono piccoli scrigni, apriamoli.

(foto da flickr, album di b3co)
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categoria : metafore




giovedì, 14 maggio 2009

Tarlo. Rosicchia il legno od il cervello. Dipende dalla metafisicità o non della sua natura. Capita che si inserisca stabilmente nel suo habitat ed instacabilmente, eroda. Nel silenzio dei pensieri, accade di sentirne la laboriosa, sotterranea, attività.  E se il rumore non bastasse, si scorgono monticelli di polvere accumulati lateralmente, inequivocabili scorie del sudato lavorio.  Soprattutto compaiono i fori di lunghe ed articolate gallerie, cunicoli che finiscono con l'aprire varchi e consentire correlazioni tra zone e meandri che dovrebbero restare opportunamente separati.

Perché del tarlo, il rischio maggiore è proprio quello. Che i cunicoli scavati finiscano con l'indebolire l'intera struttura portante.
Non che non esistano rimedi, ma  le vittorie difficilmente sono totali e definitive. Accade che anche dopo lungo tempo, nel silenzio di una notte, si riaffacci quell'unico ed antico tarlo. Quel suo rumorio in sottofondo, a tenerti sveglio tutta la notte.

La biodiversità sarà anche un valore, ma ci sono insetti dei quali  liberarsi definitivamente costituisce una legittima aspirazione. Di quelli metaforici, almeno.
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categoria : riflessioni, metafore