venerdì, 06 novembre 2009

"Le ho scritto una lettera.
Mi è sempre piaciuto scrivere lettere. Le parole sono un corteggiamento violento. Entrano dentro la carne di chi legge. Le parole scritte fanno paura. Ho sempre pensato che quando si scrive venga fuori il ritmo dell'anima: quando si parla si mente, quando si scrive no. Non è possibile. E' come tirare fuori da sé qualcosa di vitale e spaventoso, come un organo spiaccicato sulla carta. Incartare un fegato e spedirlo, questo è scrivere lettere
."
("In tutti i sensi come l'amore" - Simona Vinci)

parole in lettere
Che la scrittura sia una mia passione non è certo un mistero. Della scrittura amo il suo sapersi fare "fegato". E' questo che sento, con le parole prese a prestito da un libro che amo molto. E scrivo lettere, continuo a scriverne,  non solo digitali, ma anche in quella mia grafia impossibile e svirgolata, perchè la scrittura è, deve essere, anche fisicità immediata.
Ci sono parole che puoi donare a chi ami solo scrivendole, perché solo incidendole su carta acquistano per intero peso e valore. Restano per sempre.

"Ma ciò che inquieta di più e che rode come un tarlo testardo infilato in una vecchia tavola e impossibile da far tacere se non con un veleno che avvelenerebbe anche noi, è la lettera che non abbiamo mai scritto. "Quella lettera". Quella che tutti noi abbiamo sempre pensato di scrivere, in certe notti insonni, e che abbiamo sempre rimandato al giorno dopo."
("Si sta facendo Sempre più tardi" - Antonio Tabucchi)



"
Attraverso giorni lunghissimi ed il cuore della notte è sempre troppo breve.

Nello spazio intermedio tra quello che vorrei e quanto vivo,
al centro preciso dello sterno,

un pensiero riposa,
cullando il tuo nome.
"
(lettere da un amore,
asfodelodivetro)

 
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categoria : citazioni, lettere, emozioni




giovedì, 30 luglio 2009


Ho fatto un sogno. 
Un sogno che non si può raccontare, perché non è importante, quello che succede nel sogno. E’ importante quello che un sogno così ti lascia dentro. E’ questo che ti racconterò. Ho capito quanto conta la volontà, la voglia, l’energia, l’amore. Quando devi lottare contro le tenebre. Perchè le tenebre hanno il loro fascino. Il fascino della non presenza, dell’essere sempre altrove. Non importa se confrontarcisi fa male, non importa se ti usano e ti gettano a piacimento. Tu sei lì a raccogliere le poche briciole distratte, buttate solo per bisogno d’attenzione.

Al bene ci si abitua. Alla presenza, all’attenzione costante. Non importa quanto costino, quanto sia difficile a volte. Diventano talmente normali che dimentichi il loro valore, dimentichi quanto siano vitali per sopravvivere ogni giorno.

Ho fatto un sogno dove il tramonto ha dentro la luce di una nuova alba, dove ogni cosa ha il sorriso dell’esistere ed ogni gesto acquista il giusto peso. Ho capito di non aver paura delle tenebre. Perché per quanto siano profonde, la luce di una torcia (anche da un dollaro) sa sconfiggerle. L’importante è non lasciare mai che questa luce si spenga, che l’energia venga meno.

Ho fatto un sogno dove le mie mani riuscivano a toccare le tue.


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categoria : lettere, memoria




venerdì, 17 aprile 2009

in punta in puntaIn punta, in punta. Tu sorridi.
Perché ci sono cose che non so spiegare e se anche fosse, io mica ho voglia di spiegarle, certe cose. Ho voglia di lasciarle sulla soglia. Ad attendermi sempre nuove.

In punta, in punta. Tu sorridi.
Perchè non sempre trovo le parole e se anche fosse, io mica ho voglia di svolgerle sempre, le parole. Ho voglia di lasciarle dentro. Ad addensarsi, forti e piane.

In punta, in punta. Tu sorridi.
Perché non so quale è il confine e se anche fosse, ho voglia di ignorarlo, quel confine. Ho voglia di oltrepassarlo. Di espandermi, oltre.

In punta, in punta.
Tu sorridimi.

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categoria : lettere, metafore




martedì, 10 febbraio 2009

Ci ho riflettuto ieri. A lungo. Sotterraneamente, credo. Perché la mia mente è stata completamente impegnata in tutt'altro. Però in qualche angolo remoto del pianeta del mio corpo, qualcosa ruminava. Perché avevo una qualche coda di ragionamento che si affollava. Stamattina, forse pigramente, lo ammetto, ho cercato di dirti qualcosa.
Come il succo nero di liquirizia, dalla radice.
Non credo di esserci riuscita e probabilmente non ci riuscirò mai. Limiti strutturali miei. Da piccola mi piaceva smontare tutto. Mica i giocattoli, ché quelli non li ho mai avuti. Smontare tutto quello che mi capitava sottomano, per capire come sono fatte dentro le cose. Raramente lo smontaggio mi ha soddisfatto. Perché l'intero è sempre qualcosa di più di una singola parte. E tutti i pezzetti, brandelli sospesi allontanati dal reale, non spiegano l'intero. Quando rimontavo lasciavo sempre via un pezzetto. Una rotella dell'ingranaggio, un piccolo bullone. Come a conservare traccia di un avvenuto smembramento.
Non so ancora cosa conserverò di te.
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categoria : lettere, s-criptici




martedì, 27 gennaio 2009

Le parole, a volte. Carne umida che preme, in punta di lingua.

Le tue mani. Le tue mani piene di me.

Riconoscere al buio i pieni ed i vuoti, umori di te.

Mie parole, ancora.

Per te.

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categoria : lettere, emozioni




sabato, 06 dicembre 2008

Ti  scrivo una lettera,

ho voglia di scriverti una lettera di quelle che non si usano più.
Una lettera con dentro suoni e colori che non abbiano
bisogno di passare attraverso le parole.
Ti scrivo con l'emozione.

L'emozione di te che non censuro,
che lascio s'infranga sulla riva di questo bagnasciuga dell'anima.
Ti scrivo con i rivoli di spuma
che si sgonfiano in bolle sulla pelle,
ti scrivo con l'umore che sale madido attraverso il corpo
facendosi sudore sulla fronte.

Con questa parte invisibile ed invincibile di me.

Ti scrivo oltre il muro del mio silenzio,
oltre il muro della tua carne,
oltre il nostro ascolto.

Ti scrivo per tutto quello che ti appartiene,
ti scrivo soprattutto per tutto quello
che non ti apparterrà mai.

Forse ti scrivo soltanto, perché è a te che sto scrivendo. 

Perché m'invadi senza esserci e non saprai esserci mai.
Perché abbiamo condiviso un sogno in cui non c'eravamo,
ma era forte la nostra assenza, sulla pelle.
Perché nelle pieghe della mente in cui mi perdo
tu ritrovi qualcosa che non c'è.

Perché il nulla che ora sono è qualcosa di te.

Ti volevo scrivere una lettera
Ti volevo scrivere
Ti volevo
Ti

Sì, ti mando un fax...

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categoria : lettere




lunedì, 09 giugno 2008

Lei, forse...

avrei voluto scomporre l'armonia delle tue parole
aprendo varchi alla contraddizione dei costrutti

avrei voluto rimandarti
il suono di quell'unica stridente nota
nella composta liricità del tutto

forse non lo farò

forse non ti dirò
quanto amo le tue parole
anche quando non sanno darsi senso
se non nel suono che le travalica

forse non ti dirò
che non so amarti
che in quelle assenze
quando non sei che quanto di te sento

forse non ti dirò
come per primo ho detto
che ti amo nei tuoi silenzi
quei silenzi che solo le tue interminabili parole
sanno rendere preziosi vuoti

forse non ti dirò
che di te amo
solo la presenza che la tua assenza sa produrre
i vuoti che solo i tuoi prepotenti pieni sanno aprire

forse non ti dirò
che di te amo
quello che di te non c'è

Lui, forse duetto...

Sempre più intima mia,
le mie assenze,
sì, le mie assenze
non sono paure, nè ambiguità nascoste,
non sono fughe nè incertezze,
nemmeno domande in cerca di risposte
non date ancora.

Forse, pieno della mia pigrizia,
attendo che sia la vita stessa
che mi indichi la via per te.
La più comoda, la più tortuosa.
Forse, troppo attento ai tuoi modi,
ho tralasciato i miei, che mai
si sono posti il problema
di accudire le ragioni dell'altro.
Forse semplicemente sazio
di ore di quotidianità subita
lascio solo per te il tempo
del possibile non ancora vissuto.
Forse, il semplice forse
evoca, nell'attesa del niente,
un profumo di te,
più intenso di tutto.

 

asfodelodivetro
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venerdì, 14 marzo 2008

Sono iscritta ad un network professionale. Stamattina ho trovato nella mia casella di posta  di quel network -con oggetto: considerazione- il seguente messaggio di un iscritto che non conosco:


"
Mi scusi se esprimo una considerazione che può sembrare bizzarro.
. . . . . . . . Il lavoro dello gigolò dovrebbe essere considerato come una professione di grandissima inportanza in questa società in quanto riesce a combattere nella donna certi stati di stress,ansia, depressione senza l'ausilio di medicinali spesso dannosi. Si limita cosi i danni nel mondo del lavoro dovute spesso ad assenze dovute a malattia . . . . . .da stress . .
Cosa ne pensa . . .???

xxxxxx"

Nella casella di posta di  quel network arriva un po' di tutto, in termini di netmail. Dalle richieste di sangue per bimbi morenti (magari quelle che circolano da oltre due anni in rete) a richieste di aiuti improbabili, senza parlare di suggerimenti strampalati, autopromozioni controproducenti, macchine che volano con lo sputo e molto altro...

Ma va da sè... è il prezzo della "rete" e basta non caderci.

Ma questo messaggio è sicuramente una chicca.

Dopo due secondi due, di legittima perplessità, ho deciso di rispondere pubblicamente nel network e di postarlo qui, ovviamente senza nome.

Caro xxxxx, mi limito ad infromarLa che sono sana come un pesce,
neanche uno stressetto piccolo piccolo.
Credo comunque che questi generi di prima necessità, pur socialmente utili, la mutua non sia disponibile a dispensarli.Temo anche che non siano detraibili dalle tasse, comunque in generale sono favorevole al commercio equo e solidale. La prossima volta, grazie anticipato, questi affascinanti dibattiti, li pubblichi qui. Qui possono anche essere un discreto spunto di discussione, altrove forse meno graditi.

Dimenticavo... la realtà supera l'immaginazione.

asfodelodivetro
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