
"Attraverso giorni lunghissimi ed il cuore della notte è sempre troppo breve.
Nello spazio intermedio tra quello che vorrei e quanto vivo,
al centro preciso dello sterno,
un pensiero riposa,
cullando il tuo nome."
(lettere da un amore, asfodelodivetro)

In punta, in punta. Tu sorridi.Le parole, a volte. Carne umida che preme, in punta di lingua.
Le tue mani. Le tue mani piene di me.
Riconoscere al buio i pieni ed i vuoti, umori di te.
Mie parole, ancora.
Per te.
ho voglia di scriverti una lettera di quelle che non si usano più.
Una lettera con dentro suoni e colori che non abbiano
bisogno di passare attraverso le parole.
Ti scrivo con l'emozione.
L'emozione di te che non censuro,
che lascio s'infranga sulla riva di questo bagnasciuga dell'anima.
Ti scrivo con i rivoli di spuma
che si sgonfiano in bolle sulla pelle,
ti scrivo con l'umore che sale madido attraverso il corpo
facendosi sudore sulla fronte.
Con questa parte invisibile ed invincibile di me.
Ti scrivo oltre il muro del mio silenzio,
oltre il muro della tua carne,
oltre il nostro ascolto.
Ti scrivo per tutto quello che ti appartiene,
ti scrivo soprattutto per tutto quello
che non ti apparterrà mai.
Forse ti scrivo soltanto, perché è a te che sto scrivendo.
Perché m'invadi senza esserci e non saprai esserci mai.
Perché abbiamo condiviso un sogno in cui non c'eravamo,
ma era forte la nostra assenza, sulla pelle.
Perché nelle pieghe della mente in cui mi perdo
tu ritrovi qualcosa che non c'è.
Perché il nulla che ora sono è qualcosa di te.
Ti volevo scrivere una lettera
Ti volevo scrivere
Ti volevo
Ti
Sì, ti mando un fax...
Lei, forse...
avrei voluto scomporre l'armonia delle tue parole
aprendo varchi alla contraddizione dei costrutti
avrei voluto rimandarti
il suono di quell'unica stridente nota
nella composta liricità del tutto
forse non lo farò
forse non ti dirò
quanto amo le tue parole
anche quando non sanno darsi senso
se non nel suono che le travalica
forse non ti dirò
che non so amarti
che in quelle assenze
quando non sei che quanto di te sento
forse non ti dirò
come per primo ho detto
che ti amo nei tuoi silenzi
quei silenzi che solo le tue interminabili parole
sanno rendere preziosi vuoti
forse non ti dirò
che di te amo
solo la presenza che la tua assenza sa produrre
i vuoti che solo i tuoi prepotenti pieni sanno aprire
forse non ti dirò
che di te amo
quello che di te non c'è
Lui, forse duetto...
Sempre più intima mia,
le mie assenze,
sì, le mie assenze
non sono paure, nè ambiguità nascoste,
non sono fughe nè incertezze,
nemmeno domande in cerca di risposte
non date ancora.
Forse, pieno della mia pigrizia,
attendo che sia la vita stessa
che mi indichi la via per te.
La più comoda, la più tortuosa.
Forse, troppo attento ai tuoi modi,
ho tralasciato i miei, che mai
si sono posti il problema
di accudire le ragioni dell'altro.
Forse semplicemente sazio
di ore di quotidianità subita
lascio solo per te il tempo
del possibile non ancora vissuto.
Forse, il semplice forse
evoca, nell'attesa del niente,
un profumo di te,
più intenso di tutto.
Sono iscritta ad un network professionale. Stamattina ho trovato nella mia casella di posta di quel network -con oggetto: considerazione- il seguente messaggio di un iscritto che non conosco:
"Mi scusi se esprimo una considerazione che può sembrare bizzarro.
. . . . . . . . Il lavoro dello gigolò dovrebbe essere considerato come una professione di grandissima inportanza in questa società in quanto riesce a combattere nella donna certi stati di stress,ansia, depressione senza l'ausilio di medicinali spesso dannosi. Si limita cosi i danni nel mondo del lavoro dovute spesso ad assenze dovute a malattia . . . . . .da stress . .
Cosa ne pensa . . .???
xxxxxx"
Nella casella di posta di quel network arriva un po' di tutto, in termini di netmail. Dalle richieste di sangue per bimbi morenti (magari quelle che circolano da oltre due anni in rete) a richieste di aiuti improbabili, senza parlare di suggerimenti strampalati, autopromozioni controproducenti, macchine che volano con lo sputo e molto altro...
Ma va da sè... è il prezzo della "rete" e basta non caderci.
Ma questo messaggio è sicuramente una chicca.
Dopo due secondi due, di legittima perplessità, ho deciso di rispondere pubblicamente nel network e di postarlo qui, ovviamente senza nome.
Caro xxxxx, mi limito ad infromarLa che sono sana come un pesce,
neanche uno stressetto piccolo piccolo. Credo comunque che questi generi di prima necessità, pur socialmente utili, la mutua non sia disponibile a dispensarli.Temo anche che non siano detraibili dalle tasse, comunque in generale sono favorevole al commercio equo e solidale. La prossima volta, grazie anticipato, questi affascinanti dibattiti, li pubblichi qui. Qui possono anche essere un discreto spunto di discussione, altrove forse meno graditi.
Dimenticavo... la realtà supera l'immaginazione.