mercoledì, 02 dicembre 2009

Certe volte non è facile, scrivere qui. Perché la vita ti avvolge e travolge, fuori. Perché il turbinio del quotidiano non sempre concede spazi di riflessione, quel silenzio che occorre per guardare le cose serenamente.

Ho sempre pensato che le analisi si fanno a posteriori, che scrivere è sottrarsi alla vita. Ci sono momenti in cui il sangue va tutto nella vita e per osservarsi compiutamente ne resta ben poco. In cui ogni piccola energia è impiegata, fusa e confusa nell'insieme. Senza tregua.

Avverto un malessere profondo, intorno a me. Un quotidiano disagio cui non so sottrarmi. Come se tutto si addensasse informe. Non so distinguere quanto mi appartiene e quanto è altro da me. Quanto è mera percezione d'altro e quanto invece puro riflesso di ciò che si agita in me. Per questo la scrittura si allontana.

Resto fedele al principio d'essere qui, sempre e solo, quello che sento e che vivo. La scrittura non concede margini quando nasce come esigenza profonda di analisi. A questo travaglio non posso e non voglio sottrarmi, soprattutto quando infuria. Resto e sento. Raccolgo e lascio scorrere in me. Solo nel silenzio che segue, la parola, compiuta, ritrova la sua strada.

Come dietro ai vetri, la pioggia.

pioggia sui vetri




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categoria : emozioni, questioni spinose




giovedì, 26 novembre 2009

Stati statici
       sensazioni senz'azioni
e m'agita, il non agìto.

Illusione Ottica
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categoria : emozioni, s-criptici




giovedì, 19 novembre 2009

Del desiderio e della vita. Viaggi all'interno di una ricerca che non si esaurisce mai, al centro di sé.

"Disteso sul ponte pensava a ciò che c'è di più alto, di più sacro nella vita, cercando di capirne l'essenza. Diceva a sé stesso che forse non esiste che come un sogno, che forse non sopporta la realtà, il risveglio. Ma che tuttavia esiste. Che l'amore perfetto esiste e la Terra Santa esiste ma noi non la possiamo raggiungere. Che forse siamo soltanto in viaggio alla sua volta. Siamo soltanto pellegrini sul mare. Ma il mare non è tutto, non è possibile che lo sia. Deve anche esistere qualcosa al di là. Deve anche esistere una terra oltre le grandi distese deserte e le immense profondità indifferenti ad ogni cosa. Una terra che non possiamo raggiungere ma verso la quale siamo in viaggio, nonostante tutto".
("Pellegrini sul mare"  - Par Lagerkvist)


Adoro questo brano, all'insegna della speranza, della voglia di crederci comunque. Perché abbiamo bisogno, dei sogni. Di sentire che l'altrove esiste e se non esiste, provarci almeno, a cercarlo. Il viaggio poi, alla fine, vale in sé.



"Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così... Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare."
("Oceano Mare" - Alessandro Baricco)

Altro brano che adoro. Un inno alla distrazione ed alla focalizzazione di sé. La distrazione di seguire un percorso di vita che, troppo tardi, ti accorgi non essere il tuo. Il tuo è da un'altra parte, sopito e seppellito tra le pieghe della mente, nelle fantasie, nel vorrei ma non posso. In quei desideri che, in un modo o nell'altro, non persegui. Ed è quando ci si arriva che fà male. Quando il desiderio di te, così come te lo immagini, diventa necessità. In quel momento, poco importa il resto: la percezione di te e di quello che vuoi travalica tutto il resto. Ed è dolore. Per l'intensità, per la sensazione di non ritorno, perchè da lì, il cammino è svelato, ma sarà sempre sofferto.

Sfumature diverse, ma dentro comunque, la consapevolezza ed il dolore di chi cerca un senso ed una ragione nell'attraversare la vita.


 
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mercoledì, 18 novembre 2009

Complicità. Riconoscersi tra mille, capirsi al volo, senza bisogno di troppe parole. Sostenersi a vicenda, d'istinto dare senza chiedere. Dividere spazi e sorrisi, lasciando intatte reciproche libertà. Cosa magnifica la complicità.

Sono sempre stata un filo misogina, con dentro una ruvidezza tutta maschile. Fraternizzare con le donne non è mai stato semplice per me, ed il contesto lavorativo, declinato prevalentemente al maschile, non mi ha aiutato. Poi, nella vita, non sempre le donne sanno fare squadra, anzi.

Il mio girovagare nel web, la mia presenza qui, mi ha donato qualcosa di speciale, la riscoperta della solidarietà femminile. Il riconoscimento di una "sorellanza" innata. Il sentire e condividere un'emozione unica, il valore dell'identità femminile.

Mi avete fatto scoprire che esistono donne complici, complete, vere.  Ci pensavo, stamani.

Vi amo profondamente tutte, pazze frequentatrici di questo sciocco caffè.
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venerdì, 13 novembre 2009

Non ho più voglia di commentare.
Quello che accade  sulla scena politica italiana, è semplicemente intollerabile, indegno di un dibattito civile.  Vorrei solo la scena di quinto potere.



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lunedì, 09 novembre 2009

La pioggia fitta, fitta, stamani. Il mondo lavato, si consegna alle mie mani, dietro la finestra. Vorrei restarmene qui, lontana dal grigio. Ma nella luce opaca ed incerta, c'è la promessa di un giorno migliore. La pioggia porta via con sé l'aria appesantita nei giorni e nelle gocce è riflessa una città nuova. Nuda ed indifesa. Esco, amandola.





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venerdì, 06 novembre 2009

"Le ho scritto una lettera.
Mi è sempre piaciuto scrivere lettere. Le parole sono un corteggiamento violento. Entrano dentro la carne di chi legge. Le parole scritte fanno paura. Ho sempre pensato che quando si scrive venga fuori il ritmo dell'anima: quando si parla si mente, quando si scrive no. Non è possibile. E' come tirare fuori da sé qualcosa di vitale e spaventoso, come un organo spiaccicato sulla carta. Incartare un fegato e spedirlo, questo è scrivere lettere
."
("In tutti i sensi come l'amore" - Simona Vinci)

parole in lettere
Che la scrittura sia una mia passione non è certo un mistero. Della scrittura amo il suo sapersi fare "fegato". E' questo che sento, con le parole prese a prestito da un libro che amo molto. E scrivo lettere, continuo a scriverne,  non solo digitali, ma anche in quella mia grafia impossibile e svirgolata, perchè la scrittura è, deve essere, anche fisicità immediata.
Ci sono parole che puoi donare a chi ami solo scrivendole, perché solo incidendole su carta acquistano per intero peso e valore. Restano per sempre.

"Ma ciò che inquieta di più e che rode come un tarlo testardo infilato in una vecchia tavola e impossibile da far tacere se non con un veleno che avvelenerebbe anche noi, è la lettera che non abbiamo mai scritto. "Quella lettera". Quella che tutti noi abbiamo sempre pensato di scrivere, in certe notti insonni, e che abbiamo sempre rimandato al giorno dopo."
("Si sta facendo Sempre più tardi" - Antonio Tabucchi)



"
Attraverso giorni lunghissimi ed il cuore della notte è sempre troppo breve.

Nello spazio intermedio tra quello che vorrei e quanto vivo,
al centro preciso dello sterno,

un pensiero riposa,
cullando il tuo nome.
"
(lettere da un amore,
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giovedì, 05 novembre 2009

Sono sempre stata incapace d'accumulare. 
Cose materiali, intendo. Nel tempo smarrisco, perdo,  lascio andare, mi disfo. Mi rimane d'alcune un breve ricordo indistinto, una piccola stria mentale. Sono delle mie cose, come una capsula dei semi, pronta a dispensare al vento. Mi chiedo se mai ho imparato a stringerle davvero o se il lasciarle andare è il mio tenerle nel profondo.


stringere
"Perché ciò che si salverà non sarà mai
quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi,
ma ciò che abbiamo lasciato mutare,
perchè ridiventasse se stesso in un tempo nuovo."

(“
I BarbariA. Baricco)

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