venerdì, 19 settembre 2008

inquietudineSilenzio. Luce incerta di un'alba grigia. I sensi acuti nell'aria umida. Cancellando il tempo lo attraverso, riannodo un pensiero antico, scoprendolo nuovo. Felicità fatta di ombre solitarie. Penso a Elide, cerco di sentire quello che lei sente, le offro i miei occhi e la mia pelle. Ne condivido l'inquietudine, la lascio a raccontarmi la sua storia, un sabato qualunque, anche se oggi è venerdì.
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giovedì, 17 luglio 2008

Vuoti allargati nel cuore. Voglia di finire in questo istante. Qualcosa lo trattiene e lo culla quasi nel limbo. Tutto d’intorno è un poco appannato ed il suo cuore un poco appassito. Trascina il suo respiro attraverso le ore, come di un sonno pesante attende lo stupito risveglio. In lui confuso frangersi ed alternarsi di voci. Rumori che si fanno cozzi nell’anima. Tumulto di una vita che seppure dentro, sente fuori di sé. Voglia di scivolare in un cantuccio di stanza, in un angolo raccolto, seduto. Mucchietto d’ossa, senza forza. Qualcosa al fondo che affiora. Lui è, lei è.

Arretra. L’ascolta, la sua voce sottile come l’urlo della luna, come i sogni inesplorati di un bambino. Arretra. La sente, la sua voglia leggera, come seta impalpabile tra mani di fata, come strati di polvere su vecchi armadi. Arretra. La percepisce, la sua forza come un vento d’estate, gonfio e brutale che s'esaurisce di colpo, smarrito nell’afa.

Avanza. Lui, viandante senza meta, commesso viaggiatore senza merce alcuna. Avanza. Morale come pietra sbiancata dal sole, come zolla rivoltata a non più crescervi gramigna.  Avanza. Pensieri fluidi come sangue da ferita profonda, all’aria si rapprendono e coagulano a chiudere fessure. Arretra. Silenzi che si riempiono, cancellando il dolore di spazi mai vissuti, scoprendo nuovo dolore.

Arretra. Avanza. Arretra. Avanza. Sguardo nel vuoto.

Il vuoto di dentro, nel pieno che avanza, arretra.

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martedì, 17 giugno 2008

Martino si rendeva perfettamente conto di godere di un punto d’osservazione unico e che la sua fosse una condizione privilegiata. Doveva utilizzarla al meglio, cercando di guidare gli eventi nella giusta direzione, per il bene di tutti. Si sentiva incompiuto come certe pagine del suo ultimo romanzo, quando l’ansia del foglio bianco lo assaliva e non riusciva ad avanzare nella descrizione. Non riusciva a delineare i dettagli che trasformano pochi tratti in un’immagine compiuta. Eppure sentiva che con pochi tocchi tutto sarebbe scivolato lentamente al suo posto, diradando le nebbie.
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lunedì, 16 giugno 2008

letteraHo appena scoperto che Martino è uno scrittore. Almeno questo è quello che dice lui. Anche se al momento non mi risulta abbia pubblicato qualcosa. Non mi riesce invece di sapere ancora nulla di Erminia.
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venerdì, 30 maggio 2008

Martino sorrise. Si sentiva proprio bene stamattina, pronto a nuove cose. Da un po' di tempo tutto sembrava girare per il verso giusto. Sentiva che se solo fosse riuscito a dedicarci un po' di tempo avrebbe potuto realizzare tutti i suoi sogni. Certe volte guardava indietro e la sua vita passata gli sembrava esile, gli andava stretta, ma ora le cose sarebbe cambiate. Aveva solo bisogno di un po' di tempo per organizzarsi. Parlava spesso con lei. Cercava di convincerla a dargli più spazio e sembrava stesse funzionando. Discutere con lei all'inizio era faticoso. Sembrava non stesse mai ad ascoltarlo, ma infine era riuscito a farsi spazio nella sua vita. Il problema è che lei era succube, completamente succube, di quella sua gemella impossibile e quando erano insieme, non c'era verso. Ma ormai conosceva le sue abitudini e riusciva ad intrufolarsi nei rari momenti di assenza di Erminia. Odiava Erminia, quel suo tono duro, da padrona. Le risate scomposte. La sua presenza sempre inopportuna, invadente. Non aveva alcun rispetto di Elide.

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lunedì, 19 maggio 2008

Elide si sentiva inquieta. Non riusciva a ricordare nulla. Assolutamente nulla, del giorno precedente. Le accadeva da un po’. Ritrovarsi senza pezzi interi del giorno trascorso. Si svegliava nel cuore della notte, smarrita. Come certi risvegli in un luogo estraneo, all’alba in una camera d’albergo, quando al buio per un istante non ricordi d’esserci, non sai ritrovare i riferimenti soliti. Nel mare nero, catramoso della mente, affioravano piccoli grumi luminosi, approdi ad immagini isolate, sbiaditi frammenti di un insieme confuso. Suoni e voci lontane, quasi in sottofondo, inutile colonna sonora di un vissuto perduto, che avvertiva sottratto per sempre.
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sabato, 08 marzo 2008

Questa foto mi ha colpito moltissimo. Armonia cromatica, dettaglio di vita. Come entrare di colpo in un'intimità segreta.
 

scarpe
Mi suggerisce parole rotonde, compatte e lise dal tempo.
E penso siano le scarpe di Elide.

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martedì, 26 febbraio 2008

Elide
Quel sabato si sentiva stanca. Con la stanchezza di settimane insonni. Svuotata. Testa d'ovatta. Un leggero pulsare alla tempia, un ticchettare che assecondava la pioggia leggera di fuori. Svegliata dallo squillo impossibile del cellulare dimenticato acceso. Niente di peggio, per mandarti in vacca la prima giornata di riposo dopo un secolo.
Ma quando il sonno è un lusso, concedertelo è il colpo di grazia. Perché alla stanchezza si assomma un vago senso di distorsione ed irrealtà. Comunque adesso era sveglia, forse ci voleva un caffè

Martino
Spense l'ultima sigaretta del sabato. La pestò ben bene nel posacenere, con un vago senso di sconforto. Ogni volta che aspirava con voluttà l'ultimo tiro della giornata, sentendosene al contempo disgustato, pensava che era ora di smetterla con le sigarette. L'ultimo istante di consapevolezza, prima di spegnere la luce.
 
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