Silenzio. Luce incerta di un'alba grigia. I sensi acuti nell'aria umida. Cancellando il tempo lo attraverso, riannodo un pensiero antico, scoprendolo nuovo. Felicità fatta di ombre solitarie. Penso a Elide, cerco di sentire quello che lei sente, le offro i miei occhi e la mia pelle. Ne condivido l'inquietudine, la lascio a raccontarmi la sua storia, un sabato qualunque, anche se oggi è venerdì.Vuoti allargati nel cuore. Voglia di finire in questo istante. Qualcosa lo trattiene e lo culla quasi nel limbo. Tutto d’intorno è un poco appannato ed il suo cuore un poco appassito. Trascina il suo respiro attraverso le ore, come di un sonno pesante attende lo stupito risveglio. In lui confuso frangersi ed alternarsi di voci. Rumori che si fanno cozzi nell’anima. Tumulto di una vita che seppure dentro, sente fuori di sé. Voglia di scivolare in un cantuccio di stanza, in un angolo raccolto, seduto. Mucchietto d’ossa, senza forza. Qualcosa al fondo che affiora. Lui è, lei è.
Arretra. L’ascolta, la sua voce sottile come l’urlo della luna, come i sogni inesplorati di un bambino. Arretra. La sente, la sua voglia leggera, come seta impalpabile tra mani di fata, come strati di polvere su vecchi armadi. Arretra. La percepisce, la sua forza come un vento d’estate, gonfio e brutale che s'esaurisce di colpo, smarrito nell’afa.
Avanza. Lui, viandante senza meta, commesso viaggiatore senza merce alcuna. Avanza. Morale come pietra sbiancata dal sole, come zolla rivoltata a non più crescervi gramigna. Avanza. Pensieri fluidi come sangue da ferita profonda, all’aria si rapprendono e coagulano a chiudere fessure. Arretra. Silenzi che si riempiono, cancellando il dolore di spazi mai vissuti, scoprendo nuovo dolore.
Arretra. Avanza. Arretra. Avanza. Sguardo nel vuoto.
Il vuoto di dentro, nel pieno che avanza, arretra.
Ho appena scoperto che Martino è uno scrittore. Almeno questo è quello che dice lui. Anche se al momento non mi risulta abbia pubblicato qualcosa. Non mi riesce invece di sapere ancora nulla di Erminia. Martino sorrise. Si sentiva proprio bene stamattina, pronto a nuove cose. Da un po' di tempo tutto sembrava girare per il verso giusto. Sentiva che se solo fosse riuscito a dedicarci un po' di tempo avrebbe potuto realizzare tutti i suoi sogni. Certe volte guardava indietro e la sua vita passata gli sembrava esile, gli andava stretta, ma ora le cose sarebbe cambiate. Aveva solo bisogno di un po' di tempo per organizzarsi. Parlava spesso con lei. Cercava di convincerla a dargli più spazio e sembrava stesse funzionando. Discutere con lei all'inizio era faticoso. Sembrava non stesse mai ad ascoltarlo, ma infine era riuscito a farsi spazio nella sua vita. Il problema è che lei era succube, completamente succube, di quella sua gemella impossibile e quando erano insieme, non c'era verso. Ma ormai conosceva le sue abitudini e riusciva ad intrufolarsi nei rari momenti di assenza di Erminia. Odiava Erminia, quel suo tono duro, da padrona. Le risate scomposte. La sua presenza sempre inopportuna, invadente. Non aveva alcun rispetto di Elide.
Questa foto mi ha colpito moltissimo. Armonia cromatica, dettaglio di vita. Come entrare di colpo in un'intimità segreta.

Mi suggerisce parole rotonde, compatte e lise dal tempo.
E penso siano le scarpe di Elide.