sabato, 18 aprile 2009

Ci sono moltissimi blog che illustrano come deve essere un buon blog (sottinteso per farci qualche soldo, possibilmente). I migliori ribadiscono l'importanza dei contenuti in termini di qualità e la funzione essenziale dei commenti, negativi compresi. Del modo migliore di stimolarli, i commenti.

pasticciniIo, che del mio precario essere blogger, certo non intendo fare una professione, sono piuttosto interessata a quanto invece i commenti possano stimolare me. In questo uggioso sabato mattina, pigrizia permettendo, mi sono deliziata in una piccola collezione, non esaustiva, bensì emotiva di quelli che nell'ultimo mese ho trovato qui. Perchè, come ho detto in un commento:   

"Questa porta è sempre aperta per gli erranti. Consapevoli e non. Io provo a metterci il caffè, ma apprezzo i pasticcini, sempre."

Eccoli i pasticcini.

“Vi è mai capitato di svegliarvi mentre sognate? Bene, se nel risveglio vi muovete il sogno svanisce, nel senso che non ve la ricordate più. Se in quei momenti avete un po' di coscienza rimanete fermi e le visioni vi rimarranno impresse. L'ho sperimentato e funziona.”
“Dopo un istante da adesso non siamo più quelli di prima. Chissà quante nostre cellule sono morte e chissà quante altre sono nate a far parte di noi. In questo continuo divenire sta la vita che scorre in questa nostra identità mai uguale a se stessa ma che ha sedimentato il ricordo di quello che era."

“Io ricordo spesso i miei sogni. Al mattino appena sveglio mi impegno molto nel trascrivere almeno un appunto del sogno per poi ricostruirlo. Non perdere i miei sogni è un bisogno maggiore dei bisogni fisiologici che chiamano al mattino, però così facendo posso condividerli nel mio blog presto arriverò al millesimo sogno ricordato e mi spiace per quanti hanno difficoltà a ricordarli perché sebbene molti sogni sian banali altri invece sono film meravigliosi”
“io adoro gli incipit tant'è che quando inizio a scrivere un libro mi fermo all'incipit perché poi non ho voglia di scoprire come andrà a finire”

“Nella limitatezza purtroppo intrinseca alle parole, che a volte non riescono pienamente ad esprimere quello che si pensa o che si prova, l'ossimoro ci è di grandissimo aiuto. E poi... molte volte io MI SENTO un ossimoro! :)”

“Nasce sempre più prepotente la piantina dell’occhio curioso, così che la pietà riconosce se stessa solo su un palcoscenico rumoroso e troppo pieno di luci. Si vede più un funerale che non si porti dietro l’eco degli applausi? Diritto di cronaca? Mah! Il dolore sembra oramai una fanfara amplificata. Il rispetto ? Desueta, trasformista parola.”
“Intermezzo di pagina a riempire. Bianco e piccole formiche (nere) di parole. Fila con capofila. D’accenti e esclamativi. (Rossi gli esclamativi, pungenti come spine di rose). Morbidi pomeriggi del the. Marrone caldo, giallo limone, arancio verde dei canditi sui tondi biscottini. Fatti per volontà di calore quando grigia aria non consola.”

“Interessante argomento. Giusto giorni fa pensavo a quanto mi affascinasse la scrittura. Ma io sono una mente malata e, avendo studiato greco, mi affascinava osservare 'da lontano' quei segni perfetti... pensavo tra me e me... è ARMONIA, pura... è vero. condivido ciò che dici... e il binomio arte/scrittura è una peculiarità non solo greca, ma già egiziana. Tant'è che lo stesso termine (sesh) lo si utilizzava per indicare sia lo scriba che l'artista. Potremmo consolarci pensando che in fondo anche le parole sullo schermo vengono cmq da noi.. sono parte del nostro processo creativo. Non sarà mai uguale, questo è ovvio...”

anonimo

“Il sorriso è il balsamo dell'animo sia che sorridiamo al nulla a qualcuno o al mondo, sia che qualcuno ci sorrida. Pensieri e parole spesso sembrano pretendere una attenzione immediata ma è quasi sempre più saggio e produttivo lasciare che maturino nel silenzio fino a quando non vorranno più attenzione ma semplicemente saranno.”
“Strato dopo strato, al fondo di noi stessi, intravediamo, forse, una solida roccia cui ancorare il senso di identità. Forse. Ma il bello del processo è che, l'identità facendosi profonda, gli strati superficiali divengono più fluidi e capaci di mutare e danzare. Libero dai rampini di una identità timorosa di perdersi, il noi che vive il mondo e si confronta con esso può finalmente muoversi con scioltezza e serenità. Non più solo meccanici attori di una commedia scritta dal mondo, diveniamo anche autori, spettatori e registi della nostra stessa vita. I confini su cui abbiamo lungamente indugiato paiono sfumare e mostrarsi per gli effimeri segni tracciati nel tutto che forse sono sempre stati.”

Per finire, un mio commento in un altro blog:

"Certe volte ci ancoriamo ad ogni piccolo pezzo del nostro reale. Come se l'equilibrio fosse un bene statico e durevole. Quell'equilibrio invece non può che essere dinamico, un continuo fluire e mutare. Cosa spaventa dell'eternità di un mai più? Forse la limitatezza sottesa al nostro mai più. Il consapevole contatto con quanto non saremo, non potremo oltre, essere."

Anche avulsi dal contesto che li ha prodotti, sono una  meraviglia, no? 

 


asfodelodivetro
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categoria : emozioni, blogosfera, sabato qualunque




venerdì, 27 marzo 2009

la dura identità del bloggerL’identità dei blogger è davvero affascinante. Non mi riferisco certo alla personalità o ad una qualche altra qualità dei tanti titolari di blog. Piuttosto a quella sofferta auto-rappresentazione che il blogger si trova a dover inizialmente affrontare. Il famigerato “chi sono” o “about me” o più narcisisticamente “IO”. Sottinteso: chi sono, che faccio, perché razzolo qui.

A giudicare dalle tracce lasciate dai più, riempire ab inizio questa casella costituisce un vero scoglio, la prima vera prova di forza dell’aspirante blogger. L’indole e l’esperienza del soggetto, la ricchezza del suo immaginario, le splendide suggestioni e forti motivazioni, nonché le specifiche caratteristiche del blog, non semplificano questo originario e primo rovello.

Nel vagabondare in rete mi sono fatta una certa idea delle tipologie prevalenti, fermo restando che l’elenco non è esaustivo e che, a volte, la descrizione può rientrare in più categorie.

schizofrenicaPerò una identità riconducibile a molte delle tipologie descritte, costituisce categoria a sé. La definirei identità multitasking, ma anche identità schizofrenica ha un suo discreto perché. Quando l’autore cerca di essere diretto ma vago, simpatico senza trascurare punte di arroganza, usa un tono brillante non senza sottendere una vena malinconico-depressa. Quando vuole stupirci ma al contempo rassicurarci. Quando nella descrizione di sé fa leva su ogni possibile sentimento del lettore, insieme e confusamente.

Ed ora brevissima rassegna delle varie identità.

assenti. Qualcuno riesce a cavarsela così. Lasciando vuoto questo spazio, disattendendo le aspettative del lettore medio. Forse, rispettandole pienamente, chissà. In fondo uno spazio bianco, a suo modo, evoca mistero e fascino.

didascalicaasettiche. Questa classe ricomprende: le identità monosillabiche, in cui trovano spazio descrizioni tipo: me, io, un blogger, mara, franco, rudy o qualunque altro nome generalmente reale; le identità didascaliche in cui al nome segue il cognome o una data o una città o una professione. Anche qui in genere i dati sono reali.

laconiche. Tipologia numerosa, in cui la descrizione si esaurisce nell’associazione di poche parole o aggettivi variamente correlati tra loro. Con risultati che variano da assertivi a dubbiosi, da originali a banali, spesso ironici o demenziali. Comunque sempre descrizioni minime, essenziali, spoglie.

citanti. Qui troviamo l’ampio gruppo di chi sceglie una citazione, un brano, una poesia d’autore quale migliore rappresentazione di sé o di ciò in cui crede. Ma non mancano spezzoni di canzoni, motti o citazioni dello stesso autore oppure di quanto un amico ha detto di lui.

elencative. Anche questo genere di identità può avere diverse sfumature e caratteristiche, rimanendo comunque nell’ambito di un elenco più o meno lungo di sé, del carattere, di quello che piace o in cui si crede. Si va dall’elenco elementare nome, città gusti musicali e passioni, ad un più complesso sistema di analisi approfondita della propria personalità. Il genere prevalente è intenzionalmente sincero o aspirante tale.

punto interogativoincerte. Qui trovano ampio spazio dubbi e lacerazioni profonde, oppure tentativi di rigirare la faccenda, a volte non senza una certa ironia. Insomma vari riarrangiamenti di espressioni tipo: chi sono non l’ho ancora capito, quando lo capisco ve lo spiego, è difficile definire se stessi o ancora ma è importante?.

comico-surreali. Questa è la tipologia che amo di più. Quando dietro c’è una mente geniale, perché altrimenti si tramuta seduta stante nella tipologia peggiore. Come quando chi racconta una barzelletta, non rassegnandosi alle mancate risate, prova a spiegarla peggiorando la situazione.

megalomani. Quelle autocelebrative, sia serie che ironiche. Rappresentazioni piuttosto osannanti ed assertive, autoincensanti. Con risultati diversi a seconda dei contenuti e dell’ironia sottostante.

minimaliste. Quelle in cui l’autore prova a dare una rappresentazione sobria, essenziale, credibile di sé. In genere molto serie, quasi professionali.

dubbiPotrei elencarne altre tipo: logorroiche, criptiche, demenziali, ossimoriche, ma in qualche modo riconducibili a quelle descritte. Ovviamente quella di asfodelo, in qualità di consapevole errante, è una identità chiaramente laconica, con una puntina di impertinenza minimalista ed una certa assertività alla base. A suo modo megalomane. Questa spero non si evinca troppo.

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giovedì, 05 febbraio 2009

Ho sempre pensato che i consigli sono oltremodo inutili, si sbaglia benissimo da soli. Tra l’altro sono certa di non avere i titoli e nemmeno l’esperienza per elargire consigli sui blog. Solo non sono riuscita ad impedirmi di elencare quello che non sopporto in un blog.
 
1. linguaggio improprio
Le vie che conducono al blog sono infinite, ma l’essenza di un blog, qualunque sia l’intenzione che ne anima l’artefice, è la comunicazione attraverso il linguaggio. “Nessuno nasce imparato” diceva mia nonna. Ergo, volendo si può migliorare. Errori di battitura sono inevitabili, tutti andiamo di corsa, ma rileggere quello che si è scritto può servire. Qualche regola base di grammatica e sintassi, magari. Soprattutto si potrebbe evitare l’uso di quattrocentoventi faccine, l’uso dei simboli matematici (scrivere “x” anziché “per” non mi sembra un gran risparmio, nemmeno in un sms), limitare le abbreviazioni ignote ai più. Questo linguaggio, più che a un giovane comunicatore, rimanda piuttosto a un imbecille precoce.
Ah… ovviamente connettere il cervello e solo dopo, molto dopo, aprire la connessione.
 
2. illeggibilità
Sono bellissimi i caratteri minuscoli. Quando non ti fanno sentire Gulliver a Lilliput. Anche il giallo può avere una sua valenza, ma non su fondo bianco. Amo lo stile gotico, ma nelle cattedrali. I colori forti sono efficaci, magari non tutti insieme.
Se deve essere faticosa la lettura, che lo sia per una buona ragione. Magari per la complessità del testo riportato e non per scelta di colore, stile e dimensione dei caratteri.
 
3. pubblicità debordanti e autocelebrazioni
C’è da fare un distinguo. I blogger professionisti, quelli che rendono un servizio alla comunità mettendo a disposizione le proprie capacità e conoscenze (potrei citare molti nomi), che aiutano ed orientano nel mare magnum del web, è normale e giusto che trovino remunerazione in quello che, di fatto, è un servizio di pubblica utilità. Ma chi scrive due pirlate intervallandole con quattro, pur discreti, adsense? Ma un sano senso del pudore?
Credo sia normale per un blogger essere autoreferenziale ed autopromozionale. Ma anche qui è una questione di buongusto. Sana autoironia? Si, grazie.
 
4. contenuti non originali
Faccio molta fatica ad apprezzare i blog che sono collages dei post di altri blog. Capisco la voglia di salvare quello che piace e “collezionarlo”, ma con ragionevoli limiti. Dando un senso o almeno un tema preciso alla raccolta, mettendoci un pensiero proprio, ogni tanto.
 
5. poesie da dimenticare
Leopardi sosteneva che la natura è matrigna, ma occorre riconoscere che per certi versi, con lui è stata prodiga. Citando a memoria, ma credo di non sbagliare, Tobino diceva che è la poesia ad esser matrigna. Con alcuni sicuramente. Perché una prosa disarmonica e sgrammaticata, puoi anche reggerla, ma in versi… no, vi prego. La cosa peggiore è che esistono veri agglomerati di mediocri che si incontrano e reciprocamente osannano. Da dimenticare.
 
6. monocromaticità / multicolor fluorescenti
Ovvero le due facce di una stessa medaglia. Perché la scrittura sul web non è quella di un testo cartaceo e la grafica ha la sua importanza. E’ più piacevole leggere sul video testi con una certa armonia cromatica, qualche immagine, un neretto ogni tanto. Con un'unica eccezione, contenuti di altissima qualità. Ma sono rari quelli che possono permetterselo. Dall’altro lato quelli che ti stupiscono con effetti speciali, trecentoventicolori a riga, immagini che si sovrappongono e debordano, raccolta di gadget da fare impallidire il più incallito dei collezionisti.
Linearità, chiarezza, giusto contrasto ed un tocco di colore personale:  "in medio stat virtus".
 
7. faide on line
Una delle cose che mi ha colpito le prime volte on line, è stato ritrovarmi per caso nel bel mezzo di furiose liti aperte da post e rafforzate nei commenti. Con intrecci e rimandi che neanche i migliori feuilleton ottocenteschi. Certo può capitare. Ma quando in un blog, recriminazioni ed insulti diventano la tematica predominante, viene il rimpianto delle risse in TV, perché lì almeno qualche liberatorio ceffone, arriva.
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sabato, 31 gennaio 2009

Chi tiene un blog si fa un sacco di domande. Questo almeno è quello che accade a me. In genere la maggior parte non trovano la risposta giusta. Anzi proprio nessuna risposta. Altre condensano, diventando post. Ondeggiano e si posano qui. In questo strano spazio appeso tra  domande senza risposta e risposte senza domande. Uno spazio  che riesce a coniugare il divario tra quello che vorresti e quello che riesci ad essere.

Una cosa che mi diverte sempre molto è controllare a fine mese le parole che hanno condotto qui, tra queste righe. Ad un blog si approda in tanti modi. Per caso, curiosità, attraverso altri blog. Cercando su google qualcos'altro.

Questo è l'aspetto più divertente di tutta la faccenda. Perchè scopri che si può arrivare a te in modi impensabili, che le associazioni più distratte e casuali creano strane connessioni che non avresti mai supposto di produrre. Così ti accade di sorridere pensando alla faccia di  chi cercando "bolle di vetro soffiato" o "cestini di vimini" si ritrova in questo posto bislacco. Perchè asfodelo e vetro si ricompongono nell'onda di un flusso caotico di parole seminate quasi per caso. Scopri anche strani ed inquietanti interrogativi. Qualcuno è arrivato qui chiedendosi: "culo zona erogena di ragazza è".  Sarà rimasto deluso? Temo di sì.

Oggi voglio dare spazio alle parole che mi ha fatto piacere abbiano condotto qui. Spero di non averli delusi. Spero.


storie di ordinaria resistenza”       

  “significanza parole”

                    “pillole di felicità”        “dove si trova l'asfodelo”

                                  comunicazione, connessione, contatto”

come raccogliere le idee” 

                                                  “pensieri zen” 

                                         aspetterò alla finestra”

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sabato, 17 maggio 2008

httpunavignetta.splinder.com

Vignetta di PV64 dal blog: una vignetta 

Un blog non puoi aprirlo per "diventare" qualcuno. Non puoi aprirlo per trovare una soluzione ai tuoi problemi. Non puoi aprirlo perché ti senti uno scrittore nato. Nemmeno perché nessuno di quelli che conosci sopporta più di sentirti sparare stronzate. Non puoi nemmeno aprirlo pensando di avere grandi cose da dire o per fare proselitismo politico o religioso. Non è un panchetto ad Hyde Park. Non è bene aprirlo se sei depresso,  tantomeno se sprizzi felicità da tutti pori. Non è tanto intelligente aprirne uno per far sapere a tutti che la/lo ami follemente e che bisogna raccontare al mondo la storia di noi due. Nemmeno perché, tanto ormai un blog ce l'hanno tutti, meglio adeguarsi.  Non puoi tenere un blog "solo per te" e nemmeno solo pensando agli altri. Di sicuro non puoi tenerlo perché hai tempo da perdere o vuoi impiegarlo utilmente. Insomma, non credo che ci siano motivazioni valide per aprire un blog. L'importante è esserne consapevoli.

Un blog non è una cosa seria. Per questo è bene prenderlo molto seriamente e cazzeggiare spesso.

 

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