Ci sono momenti della vita, stati d'animo, di facile definizione. Così riconoscibili ed immediati che sono rappresentabili con poche, nette ed avare, parole. Ne attraversi altri strani, complessi, difficilmente traducibili in termini, parole. Quelli in cui vorresti parole nuove, diverse concatenazioni di sensi, perché l'usuale vocabolario non ti sembra adeguato. Io li chiamo "il tempo degli ossimori".
Quando sei triste-felice, quando ti senti appagato e sereno, ma una strana inquietudine ti attraversa. O forse sei ansioso ed inquieto, ma senti che tutto procede nella direzione corretta. Un grigio solare, un vuoto pieno, una solitudine affollata.
Sono questi, i giorni in cui è difficile trovare le parole per rappresentarsi. Quelli in cui capisci quanto a volte sia povero, il nostro vocabolario quotidiano. Le parole sono emozioni che dovremmo esplorare per intero. Ogni parola non posseduta è un'emozione persa. Una possibilità negata.
Quante sono le parole che scegliamo per parlarci di noi? Aggiungiamone ogni giorno di nuove. Cerchiamole, annotiamole, facciamone tesoro. Perchè nessuna sfumatura, nessuna ombra del cuore, rimanga senza rappresentazione.