E' solo la mia vita che va.
Rimango.
Nel profilo immobile
rosolacci scorrono oltre il vetro.
Distese continue
che la memoria frantuma.
E' solo la mia vita che va.
Ognuno ha dentro un percorso che riconosce e definisce nel tempo.
A volte in modo naturale, quasi automatico, senza accorgersene.
Altre volte invece senti tutta la fatica del riconoscere la tua strada, al bivio.
Sbagli strada, ritorni sui tuoi passi.
Magari ti piace per un po’ annusare paesaggi diversi,
confrontarti con cammini che sai non ti appartengono.
A volte il tuo sentiero ha rovi lungo il ciglio, li temi,
poi invece scopri che i segni che le spine sanno lasciarti sulla pelle,
sono la prima cosa che è riuscita a darti senso al tutto.
Certe volte ti siedi, non sai se sei stanco, o semplicemente hai poca voglia d’andare.
Certe volte corri, abbreviando i tempi,
perdendo il gusto dell’andare.
Per lungo tempo ho pensato di non far altro che sbagliare strada,
scegliere percorsi che non mi corrispondevano.
Oggi so che anche questo è la mia strada.
Che la strada che ho dentro e sto imparando a riconoscere,
è fatta di tracce e memorie diverse che ogni volta trascrivo.
Nel farlo mi centro.
Sono qui e sto andando.
Vivi. Guardi intorno quello che va, il poco che va. Cerchi di salvarlo. Ti aggrappi alla vita, al tuo piccolo intorno, dentro il personale guscio della tua libertà. Quel piccolo angolo di mondo, il tuo. Ti dici che in fondo, sì dai, ci si può stare comunque. Tanto qui, ho sempre la mia libertà. Invece no. Perchè la libertà non può essere uno spazio isolato, un piccolo involucro in cui rinchiudersi, delegando ad altri la responsabilità di scegliere per noi. No.
" la libertà non è uno spazio libero, libertà è...
partecipazione."