E' solo la mia vita che va.
Rimango.
Nel profilo immobile
rosolacci scorrono oltre il vetro.
Distese continue
che la memoria frantuma.
E' solo la mia vita che va.
Ognuno ha dentro un percorso che riconosce e definisce nel tempo.
A volte in modo naturale, quasi automatico, senza accorgersene.
Altre volte invece senti tutta la fatica del riconoscere la tua strada, al bivio.
Sbagli strada, ritorni sui tuoi passi.
Magari ti piace per un po’ annusare paesaggi diversi,
confrontarti con cammini che sai non ti appartengono.
A volte il tuo sentiero ha rovi lungo il ciglio, li temi,
poi invece scopri che i segni che le spine sanno lasciarti sulla pelle,
sono la prima cosa che è riuscita a darti senso al tutto.
Certe volte ti siedi, non sai se sei stanco, o semplicemente hai poca voglia d’andare.
Certe volte corri, abbreviando i tempi,
perdendo il gusto dell’andare.
Per lungo tempo ho pensato di non far altro che sbagliare strada,
scegliere percorsi che non mi corrispondevano.
Oggi so che anche questo è la mia strada.
Che la strada che ho dentro e sto imparando a riconoscere,
è fatta di tracce e memorie diverse che ogni volta trascrivo.
Nel farlo mi centro.
Sono qui e sto andando.
Roma, 28 giugno. Rievocazione della girandola a Castel Sant'Agelo, definita "maraviglia del tempo". Ci sono spettacoli che non hanno nè tempo, nè età, magie di luci che sanno accendere cuori bambini.
Angolo di Tevere quasi palustre. Giunchi, scheletri di rami galleggianti ed una famigliola di anitre che scivola nell'acqua torbida, deriva morbida di quest'ansa. Angeli di pietra stagliati contro un cielo che inizia a spegnere la sua luce, tra le grida scomposte dei gabbiani. La confusione è lontana, quaggiù, seduta raccolta, sull'erba della sponda. Poi la girandola.