“Mi fu sempre chiaro che il mandala è il centro,
è l’espressione di tutte le vie, è la via dell’individuazione”
C. G. Jung
Mandala in sanscrito letteralmente significa “cerchio” e deriva dalla fusione di manda (essenza) e la (contenitore), quindi contenitore di essenza. Nelle pratiche religiose orientali, è strumento per la meditazione e la concentrazione, come i mandala in sabbia colorata realizzati dai monaci buddisti. In generale una forma geometrica che raffigura l’ordinamento del mondo, il gioco di forze in esso operanti e che si ritrovano all’interno dell’individuo. Jung riconobbe in essi una forma archetipa, comune a culture diverse e lontane, che simboleggia i moti dell’anima, l’universo della psiche nella sua totalità.
Il mandala è movimento, è la ruota della vita, la raffigurazione dell’universo, sorge continuamente dal centro, tende all’esterno ed al tempo stesso dal molteplice converge al proprio centro. E’ un modello che ognuno di noi porta in sé. Pensate alla cellula. Ad una galassia o alla struttura atomica. 
Tondo, la fecondità. Pensate ad un sasso gettato in un lago. Centro ed emanazione d’onde concentriche. Diffonde, ma rende il senso di tornare al centro, principio e fine.
Il linguaggio conduce al centro per via indiretta, poiché si nutre d’immagini. Le immagini ed i simboli, ci guidano al centro in modo diretto. Il vero centro di un cerchio è un punto. Un punto non ha estensione. Solo potenzialità. Seme. Dentro la pianta intera. Nel suo piccolo involucro il tutto.