domenica, 11 maggio 2008,ore 19:56

Io lo sapevo che indossare questa sahariana non era una buona idea. Io le escursioni al massimo le ho fatte nel boschetto di eucaliptus sotto casa. Sapevo di non essere portata per le imprese appena poco più complesse. Certo che sai essere testardo, quando vuoi. Così poco per volta mi hai convinto, ed ho messo su questa sahariana, ho preparato la sacca con pochi viveri, la bussola, quelle mappe che tanto sai leggere solo tu. In geografia sono sempre stata scarsa ed il senso di orientamento non è tra i miei cinque. Sono partita tenendoti per mano, un poco timorosa, è vero, ma anche emozionata.
Senza nome
All’inizio, questa foresta tropicale mi andava quasi a genio, sai questo profumo insolito, i colori nuovi, questo essere lontani da tutti. Poi man mano che ci siamo inoltrati, lontani da riferimenti noti, un certo senso di angoscia mi ha afferrato. Anche forte, perché sai, tanto sicuro del percorso non eri neanche tu. Poi quei maledetti insetti, mica quelle belle zanzare nostrane, che ti fanno bolle gonfie, ma poi ti passa, no insetti stranissimi, grossi, che se ti pungono magari resti lì. Poi la prima notte, al buio. Quel silenzio infinito con dentro fruscii e rumori che non conosci, sonni di animali che ci sono e non sai dove. Sai bene che non abbiamo chiuso occhio. Come si fa a dormire dentro ad una foresta tropicale? Poi quella palude. Niente da fare, bisogna attraversarla. Non ci sono altre strade mi hai detto. Beh, non è stato piacevole, anche se mano nella mano, immergersi in quel fango fino alla cintola, con tutti i rami secchi galleggianti ed i serpenti, pure. Colorati. Dici che non sono letali? Sarà ma a me mettono l’angoscia. Quello che non mi sarei mai aspettata è che cominciassimo a sprofondare. Sai le sabbie mobili, nella mia mente, sono sempre state una specie di invenzione cinematografica, qualcosa di coreografico ad un contesto avventuroso. Non pensavo esistessero davvero. Così quando ho visto che iniziavi ad andar giù, pensavo volessi prendermi in giro, pensavo che poi ti saresti rialzato di scatto per baciarmi a sorpresa. Invece no, andavi giù di brutto e sorridevi pure. Ho avuto qualche secondo di terrore, quando ho iniziato ad affondare anch’io. Poi non so, mi è venuto da ridere.
Ho capito che questa nostra prima “ardimentosa impresa” aveva tanto l’aria di essere l’ultima. Così mi sono lasciata sprofondare senza troppe ribellioni, solo un’ultima presa d’aria, prima di andare sotto completamente. Buio e fango. Fango ovunque, ti entra nelle orecchie, nelle narici e sai di non poterci fare nulla. L’aria finisce, soffoco, muoiiiiiiiooooooo.
 
Poi le tue labbra, la tua bocca, mi da aria. Sento una dolce spinta verso l’alto, la luce? Sì, c’è un sole magnifico, l’acqua è calda e trasparente, azzurrissimo questo mare. Accipicchia che bello,  nuotare con te.
asfodelodivetro
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Commenti
#1   12 Maggio 2008 - 20:04
 
che paura la palude! Con o senza sahariana.
:)))
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#2   12 Maggio 2008 - 20:48
 
Chi non ha paura, non sa cos'è il coraggio e nella vita, per attraversare le paludi di ogni tipo... l'incoscienza non basta!
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categoria : frammenti, metafore