Un ticchettio molesto. Osclillante, armonico. Pling, plong, pling.
Una goccia si gonfiava dal rubinetto e si staccava, grassoccia, spiaccicandosi nel lavabo. Matteo l'osservava, seduto sul bordo della vasca. Cercava di coglierne la sequenza precisa, di registrare i piccoli scostamenti nella caduta. L'aritmia. Perché quell'inseguirsi costante, goccia dopo goccia, si sfasava per istanti. Accelerava e decelerava, in modo discontinuo. Anche quel frammentarsi del ritmo primario aveva però un suo ritmo preciso, sinusoidale. Disarmonie armoniche. Sentiva che, decifrandole, avrebbe compreso qualcosa in più della bellezza delle cose, dei segni sotterranei, del ritmo del mondo. Acuiva i sensi, teso nello sforzo, rapito da quel pulsare ritmicamente asincrono. Poi si alzò, brusco, aprì il rubinetto e cominciò a sciacquarsi il viso.