Pur non amando il genere letterario e cinematografico, c'è un film di fantascienza che a volte mi riaffiora nella mente.
Da un po' di tempo sono inopinatamente attraversata da idee bislacche.
Io, che del mio precario essere blogger, certo non intendo fare una professione, sono piuttosto interessata a quanto invece i commenti possano stimolare me. In questo uggioso sabato mattina, pigrizia permettendo, mi sono deliziata in una piccola collezione, non esaustiva, bensì emotiva di quelli che nell'ultimo mese ho trovato qui. Perchè, come ho detto in un commento:
“Io ricordo spesso i miei sogni. Al mattino appena sveglio mi impegno molto nel trascrivere almeno un appunto del sogno per poi ricostruirlo. Non perdere i miei sogni è un bisogno maggiore dei bisogni fisiologici che chiamano al mattino, però così facendo posso condividerli nel mio blog presto arriverò al millesimo sogno ricordato e mi spiace per quanti hanno difficoltà a ricordarli perché sebbene molti sogni sian banali altri invece sono film meravigliosi”
“io adoro gli incipit tant'è che quando inizio a scrivere un libro mi fermo all'incipit perché poi non ho voglia di scoprire come andrà a finire”
“Nella limitatezza purtroppo intrinseca alle parole, che a volte non riescono pienamente ad esprimere quello che si pensa o che si prova, l'ossimoro ci è di grandissimo aiuto. E poi... molte volte io MI SENTO un ossimoro! :)”
“Nasce sempre più prepotente la piantina dell’occhio curioso, così che la pietà riconosce se stessa solo su un palcoscenico rumoroso e troppo pieno di luci. Si vede più un funerale che non si porti dietro l’eco degli applausi? Diritto di cronaca? Mah! Il dolore sembra oramai una fanfara amplificata. Il rispetto ? Desueta, trasformista parola.”
“Intermezzo di pagina a riempire. Bianco e piccole formiche (nere) di parole. Fila con capofila. D’accenti e esclamativi. (Rossi gli esclamativi, pungenti come spine di rose). Morbidi pomeriggi del the. Marrone caldo, giallo limone, arancio verde dei canditi sui tondi biscottini. Fatti per volontà di calore quando grigia aria non consola.”
“Interessante argomento. Giusto giorni fa pensavo a quanto mi affascinasse la scrittura. Ma io sono una mente malata e, avendo studiato greco, mi affascinava osservare 'da lontano' quei segni perfetti... pensavo tra me e me... è ARMONIA, pura... è vero. condivido ciò che dici... e il binomio arte/scrittura è una peculiarità non solo greca, ma già egiziana. Tant'è che lo stesso termine (sesh) lo si utilizzava per indicare sia lo scriba che l'artista. Potremmo consolarci pensando che in fondo anche le parole sullo schermo vengono cmq da noi.. sono parte del nostro processo creativo. Non sarà mai uguale, questo è ovvio...”
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“Il sorriso è il balsamo dell'animo sia che sorridiamo al nulla a qualcuno o al mondo, sia che qualcuno ci sorrida. Pensieri e parole spesso sembrano pretendere una attenzione immediata ma è quasi sempre più saggio e produttivo lasciare che maturino nel silenzio fino a quando non vorranno più attenzione ma semplicemente saranno.”
“Strato dopo strato, al fondo di noi stessi, intravediamo, forse, una solida roccia cui ancorare il senso di identità. Forse. Ma il bello del processo è che, l'identità facendosi profonda, gli strati superficiali divengono più fluidi e capaci di mutare e danzare. Libero dai rampini di una identità timorosa di perdersi, il noi che vive il mondo e si confronta con esso può finalmente muoversi con scioltezza e serenità. Non più solo meccanici attori di una commedia scritta dal mondo, diveniamo anche autori, spettatori e registi della nostra stessa vita. I confini su cui abbiamo lungamente indugiato paiono sfumare e mostrarsi per gli effimeri segni tracciati nel tutto che forse sono sempre stati.”
Per finire, un mio commento in un altro blog:
"Certe volte ci ancoriamo ad ogni piccolo pezzo del nostro reale. Come se l'equilibrio fosse un bene statico e durevole. Quell'equilibrio invece non può che essere dinamico, un continuo fluire e mutare. Cosa spaventa dell'eternità di un mai più? Forse la limitatezza sottesa al nostro mai più. Il consapevole contatto con quanto non saremo, non potremo oltre, essere."Anche avulsi dal contesto che li ha prodotti, sono una meraviglia, no?