mercoledì, 29 aprile 2009

A volte mi capita, di passare nottatacce. Il mattino mi trova appena stropicciata. E fuori piove, in genere.

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categoria : emozioni




martedì, 28 aprile 2009

una volta erano alieniPur non amando il genere letterario e cinematografico, c'è un film di fantascienza che a volte mi riaffiora nella mente.

"L'invasione degli ultracorpi" (1956) di Don Siegel.

Mi ricordo bene i baccelli. Quelli enormi all'interno dei quali le creature aliene si replicavano, creando copie perfettamente identiche agli umani.

Assorbivano nel sonno la mente degli abitanti di una cittadina americana, ne riproducevano le sembianze sviluppandosi all'interno dei baccelli e poi eliminavano gli umani rappresentati, sostituendosi a loro. Identici in tutto, ma privi di emozioni. Senza immaginazione e sentimenti. Inquietante confrontarsi con la scatola vuota di noi.

Certi giorni, se mi guardo intorno, vedo persone girare come automi, ognuno teso ad una meta che non ha espressioni sul volto. Vedo automobilisti che ignorano i passanti, mero ostacolo sul percorso. Vedo passanti che si muovono su spazi immaginari che non tengono conto della realtà intorno a loro. Persone che si muovono come fossero sole e non parte di una accalcata moltitudine. Come se la convivenza umana fosse solo astratta e fittizia estraneità.

E rimango sulla moltitudine perchè l'alienazione del singolo è troppo dura da accettare. Una volta erano alieni. Una volta.


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categoria : riflessioni, metafore




lunedì, 27 aprile 2009

evidenziareDa un po' di tempo sono inopinatamente attraversata da idee bislacche.

Sebbene il fatto in sé non dovrebbe stupire troppo chi frequenta questo blog, non lascia invece del tutto indifferenti le persone con cui collaboro.

Innanzitutto perché a questo affollarsi di idee creative, assolutamente fuori luogo, io ho deciso di dare ampio risalto. Come ogni tanto mi capita di fare con parti di me che rivendicano il loro spazio di visibilità, dopo anni di emarginazione. Fin qui non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che, alla base dell'emarginazione subìta, qualche buona motivazione c'era.

Quando mi viene un'idea, qualunque sia la sua natura, io in genere la lascio sedimentare. Se da quel cantuccio continua a ritornare, ad imporsi, decido di lavorarci su. Innanzitutto la metto "nero su bianco", definendola e descrivendola. Poi le cerco un contesto e ne valuto le possibilità di realizzazione, le azioni conseguenti e necessarie. Insomma, la trasformo in un progetto.

Questo modo di operare mi ha sempre dato discrete soddisfazioni. Anche alle mie idee migliori, che hanno trovato ottime collocazioni con reciproca soddisfazione. La caratteristica delle buone idee è che vengono con calma. Che si impongono logicamente, pacatamente, nel tempo. Maturano quasi da sé.

Il problema sono le idee inopportune. Quelle che sorgono improvvise ed urgenti, sempre in moltitudine. Impazienti, fastidiose. Litigano tra loro, sgomitano, esigono attenzione nei momenti e nei luoghi meno appropriati. Questo mi ha sempre fatto supporre che siano idee un po' maleducate, quindi fondamentalmente non buone e di cui cerco di non tenere conto. Soprattutto quando ho già il mio bel da fare.

Ma questa nuova generazione di idee che ha deciso di eleggere il mio cervello a dimora stabile, è ad elevato tasso di perseveranza. Urlano, reclamano. Impossibili da ignorare. Così, per non subirle, ho deciso di tirarle fuori  tutte e realizzarle, così come vengono. In effetti va molto meglio. Me ne sto rapidamente liberando. Nel mio cervello sta lentamente tornando la pace.

Dalle facce dei miei collaboratori mi sembra di capire invece che loro l'hanno persa.



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categoria : riflessioni, questioni spinose




sabato, 25 aprile 2009

cammino"Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava sulle scaglie del mare appena increspato. A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava così una nuova dura giornata. Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per conto suo: era il gabbiano Jonathan Livingston."  (incipit di "Il gabbiano Jonathan Livingston" di Richard Bach)

Amo questo libro che mi rende il senso del perché, un giorno qualunque, una rosa bianca, per l'esattezza canina, ha scelto d'essere asfodelo .
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categoria : citazioni, sabato qualunque




venerdì, 24 aprile 2009

Che io li adoro, gli acrostici. Quando conosco una persona nuova, mi viene spontaneo condensare le prime impressioni in un acrostico del nome. Non è che sia fortemente disturbata. Mi accade solo quando una persona in qualche modo mi colpisce. Oppure quando nome ed aspetto hanno assonanze che naturalmente confluiscono nella composizione di un acrostico.
Generalmente mi diverte fare acrostici di parole astruse, come gozzovigliare o infingardamente o perdindirindina. Insomma, cose così.

Amo molto meno gli acronimi, in qualche modo il processo inverso. Sarà che per me le parole non sono mai abbastanza e tendo a moltiplicarle, espanderle, piuttosto che contrarle. Poi odio le abbreviazioni improprie, gli acronimi arbitrari. Quelli che compaiono insospettati nel bel mezzo di un testo, senza essere preventivamente riportati per esteso. A volte anche gli acronimi posseggono un discreto fascino ed è sempre quando sono il parto di un processo inverso. Come le sigle di certi progetti di ricerca o di alcune associazioni.

Niente esempi, però lascio un...

acronimo dorsale
























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categoria : s-criptici




mercoledì, 22 aprile 2009

Maurizio, cinquant’anni o poco più. Segno zodiacale scorpione. Occhi profondi, appena stanchi ed un sorriso pieno di promesse. Analitico, meticoloso. Una vita scandita da abitudini precise, gesti calibrati e piccole, segrete, passioni. A volte si guarda a lungo, nello specchio. Qualcosa gli sfugge, ma sente che non è importante. Non ha voglia di fare bilanci, forse non ne ha bisogno. La sua identità è qualcosa che ha conquistato piano, nel tempo. Oltre i doveri, gli obblighi esterni. Non rimpiange nulla, non desidera nulla. La sua vita è piena e tira sempre tardi, la sera.
Negli ultimi tempi, qualcosa si muove dentro. Qualcosa che non sa definire, cui non sa dare un nome. Un moto piano, armonico, marea lunare. Solleva il torace lentamente e lo attraversa leggero. Come la ricerca di una soluzione necessaria. Si è sentito altre volte così. Ma se torna indietro nel tempo, quella ricerca aveva un senso, un obiettivo o magari solo un volto. Era la risposta ad un bisogno che poteva ricomporre preciso, nella mente. Fatto di dettagli ed indizi inequivocabili.
Ora è come un’ansia sottilissima e persistente, che lo pervada senza senso apparente. Come quando uscendo dal portone, rientri a controllare, spinto dall’impulso di aver dimenticato qualcosa. Come una possibilità inespressa, ancora da scoprire. Qualunque cosa sia, ha voglia di lasciarsi stupire. Lentamente però, seguendo il ritmo morbido della sua vita.
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categoria : personaggi in cerca di autore




lunedì, 20 aprile 2009

Requisiti per la sopravvivenza. Qualche settimana senza mangiare, qualche giorno senza bere, qualche minuto senza respirare.  Sarà banale, ma non ci soffermiamo mai abbastanza sull'importanza del respiro.
Il respiro è nutrimento. Del cervello, innanzitutto. Perché in assenza di ossigeno sono i neuroni i primi ad andare. Fisiologicamente fondamentale, emotivamente fondamentale. Quando qualcosa ci stupisce o ci spaventa "s'arresta il respiro", quando siamo agitati o emozionati il respiro accelera. Per rilassarci abbiamo bisogno di un "profondo respiro", di rallentare la respirazione. Morire è "esalare l'ultimo respiro". Attraverso la respirazione gestiamo il dolore, fisico e non.  Non è un caso che il controllo dell'emotività sia strettamente correlato al respiro, che
il primo strumento della meditazione sia l'apprendimento di un respiro consapevole, armonico.

Leggete mentalmente an. E' un'inspirazione, inevitabile. E' difficile leggere mentalmente an espirando. Un suono assolutamente onomatopeico. an-emos in greco: vento, respiro. Da anemos, anima.

Cos'è l'an-ima se non il "soffio vitale"?  Nelle radici culturali di ogni lingua, l'anima è soprattutto respiro.

Le parole, la loro origine, suono e segno. Hanno dentro valenze bellissime. Respirate lentamente, profondamente. an-elito.

Respira l'anima in me
respira il regalo del tuo amore per me
respira la vita che hai coperto prima di me
respira per farmi respirare

da:
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categoria : riflessioni, emozioni




sabato, 18 aprile 2009

Ci sono moltissimi blog che illustrano come deve essere un buon blog (sottinteso per farci qualche soldo, possibilmente). I migliori ribadiscono l'importanza dei contenuti in termini di qualità e la funzione essenziale dei commenti, negativi compresi. Del modo migliore di stimolarli, i commenti.

pasticciniIo, che del mio precario essere blogger, certo non intendo fare una professione, sono piuttosto interessata a quanto invece i commenti possano stimolare me. In questo uggioso sabato mattina, pigrizia permettendo, mi sono deliziata in una piccola collezione, non esaustiva, bensì emotiva di quelli che nell'ultimo mese ho trovato qui. Perchè, come ho detto in un commento:   

"Questa porta è sempre aperta per gli erranti. Consapevoli e non. Io provo a metterci il caffè, ma apprezzo i pasticcini, sempre."

Eccoli i pasticcini.

“Vi è mai capitato di svegliarvi mentre sognate? Bene, se nel risveglio vi muovete il sogno svanisce, nel senso che non ve la ricordate più. Se in quei momenti avete un po' di coscienza rimanete fermi e le visioni vi rimarranno impresse. L'ho sperimentato e funziona.”
“Dopo un istante da adesso non siamo più quelli di prima. Chissà quante nostre cellule sono morte e chissà quante altre sono nate a far parte di noi. In questo continuo divenire sta la vita che scorre in questa nostra identità mai uguale a se stessa ma che ha sedimentato il ricordo di quello che era."

“Io ricordo spesso i miei sogni. Al mattino appena sveglio mi impegno molto nel trascrivere almeno un appunto del sogno per poi ricostruirlo. Non perdere i miei sogni è un bisogno maggiore dei bisogni fisiologici che chiamano al mattino, però così facendo posso condividerli nel mio blog presto arriverò al millesimo sogno ricordato e mi spiace per quanti hanno difficoltà a ricordarli perché sebbene molti sogni sian banali altri invece sono film meravigliosi”
“io adoro gli incipit tant'è che quando inizio a scrivere un libro mi fermo all'incipit perché poi non ho voglia di scoprire come andrà a finire”

“Nella limitatezza purtroppo intrinseca alle parole, che a volte non riescono pienamente ad esprimere quello che si pensa o che si prova, l'ossimoro ci è di grandissimo aiuto. E poi... molte volte io MI SENTO un ossimoro! :)”

“Nasce sempre più prepotente la piantina dell’occhio curioso, così che la pietà riconosce se stessa solo su un palcoscenico rumoroso e troppo pieno di luci. Si vede più un funerale che non si porti dietro l’eco degli applausi? Diritto di cronaca? Mah! Il dolore sembra oramai una fanfara amplificata. Il rispetto ? Desueta, trasformista parola.”
“Intermezzo di pagina a riempire. Bianco e piccole formiche (nere) di parole. Fila con capofila. D’accenti e esclamativi. (Rossi gli esclamativi, pungenti come spine di rose). Morbidi pomeriggi del the. Marrone caldo, giallo limone, arancio verde dei canditi sui tondi biscottini. Fatti per volontà di calore quando grigia aria non consola.”

“Interessante argomento. Giusto giorni fa pensavo a quanto mi affascinasse la scrittura. Ma io sono una mente malata e, avendo studiato greco, mi affascinava osservare 'da lontano' quei segni perfetti... pensavo tra me e me... è ARMONIA, pura... è vero. condivido ciò che dici... e il binomio arte/scrittura è una peculiarità non solo greca, ma già egiziana. Tant'è che lo stesso termine (sesh) lo si utilizzava per indicare sia lo scriba che l'artista. Potremmo consolarci pensando che in fondo anche le parole sullo schermo vengono cmq da noi.. sono parte del nostro processo creativo. Non sarà mai uguale, questo è ovvio...”

anonimo

“Il sorriso è il balsamo dell'animo sia che sorridiamo al nulla a qualcuno o al mondo, sia che qualcuno ci sorrida. Pensieri e parole spesso sembrano pretendere una attenzione immediata ma è quasi sempre più saggio e produttivo lasciare che maturino nel silenzio fino a quando non vorranno più attenzione ma semplicemente saranno.”
“Strato dopo strato, al fondo di noi stessi, intravediamo, forse, una solida roccia cui ancorare il senso di identità. Forse. Ma il bello del processo è che, l'identità facendosi profonda, gli strati superficiali divengono più fluidi e capaci di mutare e danzare. Libero dai rampini di una identità timorosa di perdersi, il noi che vive il mondo e si confronta con esso può finalmente muoversi con scioltezza e serenità. Non più solo meccanici attori di una commedia scritta dal mondo, diveniamo anche autori, spettatori e registi della nostra stessa vita. I confini su cui abbiamo lungamente indugiato paiono sfumare e mostrarsi per gli effimeri segni tracciati nel tutto che forse sono sempre stati.”

Per finire, un mio commento in un altro blog:

"Certe volte ci ancoriamo ad ogni piccolo pezzo del nostro reale. Come se l'equilibrio fosse un bene statico e durevole. Quell'equilibrio invece non può che essere dinamico, un continuo fluire e mutare. Cosa spaventa dell'eternità di un mai più? Forse la limitatezza sottesa al nostro mai più. Il consapevole contatto con quanto non saremo, non potremo oltre, essere."

Anche avulsi dal contesto che li ha prodotti, sono una  meraviglia, no? 

 


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categoria : emozioni, blogosfera, sabato qualunque