Rosso-arancio: il tono degli affetti e della passione, elementi: terra e fuoco. 
L’identità dei blogger è davvero affascinante. Non mi riferisco certo alla personalità o ad una qualche altra qualità dei tanti titolari di blog. Piuttosto a quella sofferta auto-rappresentazione che il blogger si trova a dover inizialmente affrontare. Il famigerato “chi sono” o “about me” o più narcisisticamente “IO”. Sottinteso: chi sono, che faccio, perché razzolo qui. A giudicare dalle tracce lasciate dai più, riempire ab inizio questa casella costituisce un vero scoglio, la prima vera prova di forza dell’aspirante blogger. L’indole e l’esperienza del soggetto, la ricchezza del suo immaginario, le splendide suggestioni e forti motivazioni, nonché le specifiche caratteristiche del blog, non semplificano questo originario e primo rovello.
Nel vagabondare in rete mi sono fatta una certa idea delle tipologie prevalenti, fermo restando che l’elenco non è esaustivo e che, a volte, la descrizione può rientrare in più categorie.
Però una identità riconducibile a molte delle tipologie descritte, costituisce categoria a sé. La definirei identità multitasking, ma anche identità schizofrenica ha un suo discreto perché. Quando l’autore cerca di essere diretto ma vago, simpatico senza trascurare punte di arroganza, usa un tono brillante non senza sottendere una vena malinconico-depressa. Quando vuole stupirci ma al contempo rassicurarci. Quando nella descrizione di sé fa leva su ogni possibile sentimento del lettore, insieme e confusamente.
Ed ora brevissima rassegna delle varie identità.
assenti. Qualcuno riesce a cavarsela così. Lasciando vuoto questo spazio, disattendendo le aspettative del lettore medio. Forse, rispettandole pienamente, chissà. In fondo uno spazio bianco, a suo modo, evoca mistero e fascino.
asettiche. Questa classe ricomprende: le identità monosillabiche, in cui trovano spazio descrizioni tipo: me, io, un blogger, mara, franco, rudy o qualunque altro nome generalmente reale; le identità didascaliche in cui al nome segue il cognome o una data o una città o una professione. Anche qui in genere i dati sono reali.
laconiche. Tipologia numerosa, in cui la descrizione si esaurisce nell’associazione di poche parole o aggettivi variamente correlati tra loro. Con risultati che variano da assertivi a dubbiosi, da originali a banali, spesso ironici o demenziali. Comunque sempre descrizioni minime, essenziali, spoglie.
citanti. Qui troviamo l’ampio gruppo di chi sceglie una citazione, un brano, una poesia d’autore quale migliore rappresentazione di sé o di ciò in cui crede. Ma non mancano spezzoni di canzoni, motti o citazioni dello stesso autore oppure di quanto un amico ha detto di lui.
elencative. Anche questo genere di identità può avere diverse sfumature e caratteristiche, rimanendo comunque nell’ambito di un elenco più o meno lungo di sé, del carattere, di quello che piace o in cui si crede. Si va dall’elenco elementare nome, città gusti musicali e passioni, ad un più complesso sistema di analisi approfondita della propria personalità. Il genere prevalente è intenzionalmente sincero o aspirante tale.
incerte. Qui trovano ampio spazio dubbi e lacerazioni profonde, oppure tentativi di rigirare la faccenda, a volte non senza una certa ironia. Insomma vari riarrangiamenti di espressioni tipo: chi sono non l’ho ancora capito, quando lo capisco ve lo spiego, è difficile definire se stessi o ancora ma è importante?.
comico-surreali. Questa è la tipologia che amo di più. Quando dietro c’è una mente geniale, perché altrimenti si tramuta seduta stante nella tipologia peggiore. Come quando chi racconta una barzelletta, non rassegnandosi alle mancate risate, prova a spiegarla peggiorando la situazione.
megalomani. Quelle autocelebrative, sia serie che ironiche. Rappresentazioni piuttosto osannanti ed assertive, autoincensanti. Con risultati diversi a seconda dei contenuti e dell’ironia sottostante.
minimaliste. Quelle in cui l’autore prova a dare una rappresentazione sobria, essenziale, credibile di sé. In genere molto serie, quasi professionali.
Potrei elencarne altre tipo: logorroiche, criptiche, demenziali, ossimoriche, ma in qualche modo riconducibili a quelle descritte. Ovviamente quella di asfodelo, in qualità di consapevole errante, è una identità chiaramente laconica, con una puntina di impertinenza minimalista ed una certa assertività alla base. A suo modo megalomane. Questa spero non si evinca troppo.
Perché sognare è un'attività fisiologica fondamentale, che avviene comunque, anche quando non ne rileviamo traccia. Poi, da qualche giorno, al mattino mi sveglio con la mente ingombra di residui onirici. Con una certa fatica a ricostruire il quadro d'insieme di tanti bellissimi spezzoni di film. Consequenziali, ma anche no. Colorati, d'azione, fortemente simbolici. Quando senti che cercano di dirti qualcosa e la loro voce è forte nel timbro, ma flebile nel suono. Così li lascio scorrere via leggeri.
Quella della tastiera, è per me una conquista recente. Sebbene sconfitta sarebbe un termine più congruo. Scrivere pigiando lettere con i polpastrelli, infatti, mi è divenuto usuale solo nel tempo. Ma è stata dura. Prima ero un ostinato amanuense che solo dopo, faticosamente, trascriveva. Perché il tratto era per me parte essenziale del processo creativo. Danza della parola, nel divenire forma e sostanza, dalla mente al foglio. Ora scrivo direttamente al computer, non senza qualche rimpianto.
Questo per dire che la scrittura mi affascina, non solo in termini di contenuti e comunicazione, bensì anche in termini di segno, di grafia.
Gràph-o, dal greco scrivo, è anche incido, scolpisco, dalle prime forme di scrittura.
Il modo in cui si tracciano le lettere sul foglio, il ritmo e la geometria del segno nella rappresentazione delle lettere, sono assolutamente distintivi di ognuno. Nel tempo il tratto varia, evolvendo dalle rotondità tipicamente infantili, imitative, a forme più nette e personalizzate. La calligrafia, letteralmente "bella scrittura", è a suo modo una forma d’arte, come i bellissimi manoscritti miniati. Una bella galleria di immagini nella biblioteca casanatese.
In oriente la calligrafia è da sempre un'arte, come lo shodo.
Ancora da grafia, i graffiti. Segni del nostro tempo, in equilibrio precario tra arte e sua deturpazione. In una stessa matrice convivono le imbrattature ai monumenti e forme grafiche che non posso non considerare arte.

