martedì, 31 marzo 2009

Mollemente m’adagio nei pensieri che vanno, quasi velluto posato in  un grigio mattino che, umido, sale.

Immagino un fondale rosso fuoco che sfuma lentamente nel giallo, rincorrendo tutti i toni dell’arancio. tequila deserto palmo zenzero orma cacao tabacco ruga simbiosi sabbia vortice senso dune nutrire


Immagino un blu purissimo che lentamente pervadendosi di rosso, sconfina nel glicine. boreale umido lunare murena iris ninfa betulla grappolo nuvola iodio pioggia onda usignolo goccia

Immagino toni intermedi, tra verde e blu, con bianco e nero. vuoto borotalco sasso seppia roccia quiete maschera metallo linfa fossile dalmata caleidoscopio edera incubo asfodelo

Cosa ho descritto? Il mio “intero dei sensi”.

parole dai coloriRosso
-arancio: il tono degli affetti e della passione, elementi: terra e fuoco.
Blu e glicine: il tono degli ideali e dell’anima, elementi: aria ed acqua.
Verde-blu e nero: il tono del pensiero e della riflessione, elementi: roccia e metallo, meglio l’uomo e la mente.


E le tue parole dai colori?
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categoria : emozioni, s-criptici




domenica, 29 marzo 2009

C'era la nebbia al fondo del viale.
Si muoveva faticosamente, in quello spazio denso. L'umido a rapprendersi sulla pelle, ne arrestava di colpo i passi. Aspettava, immobile. Ore. Le spalle leggermente addossate alla colonna. Sperava di scorgerla. Certe volte riusciva a vederla. Incedere in quel suo modo fluido, i capelli ondeggiare increspati appena dall'umidità. Vedeva la sua sagoma avanzare, ingrandirsi piano nello spessore dell'aria davanti a sé, il profilo stagliato nella nebbia. Fino a percepirne il profumo. Chiudeva gli occhi, allora. Le labbra rosse di lei sembravano fluttuare tra le sue ciglia chiuse. Li riapriva piano, lasciando sfocare le sue labbra, sino a confluire nel rosso del cartello accanto a lui. Solo a quel punto gettava il mozzicone, spento da ore tra le dita, e rientrava.

nella nebbia
foto da photorama (Francesco Aresta)
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categoria : miniracconti, personaggi in cerca di autore




venerdì, 27 marzo 2009

la dura identità del bloggerL’identità dei blogger è davvero affascinante. Non mi riferisco certo alla personalità o ad una qualche altra qualità dei tanti titolari di blog. Piuttosto a quella sofferta auto-rappresentazione che il blogger si trova a dover inizialmente affrontare. Il famigerato “chi sono” o “about me” o più narcisisticamente “IO”. Sottinteso: chi sono, che faccio, perché razzolo qui.

A giudicare dalle tracce lasciate dai più, riempire ab inizio questa casella costituisce un vero scoglio, la prima vera prova di forza dell’aspirante blogger. L’indole e l’esperienza del soggetto, la ricchezza del suo immaginario, le splendide suggestioni e forti motivazioni, nonché le specifiche caratteristiche del blog, non semplificano questo originario e primo rovello.

Nel vagabondare in rete mi sono fatta una certa idea delle tipologie prevalenti, fermo restando che l’elenco non è esaustivo e che, a volte, la descrizione può rientrare in più categorie.

schizofrenicaPerò una identità riconducibile a molte delle tipologie descritte, costituisce categoria a sé. La definirei identità multitasking, ma anche identità schizofrenica ha un suo discreto perché. Quando l’autore cerca di essere diretto ma vago, simpatico senza trascurare punte di arroganza, usa un tono brillante non senza sottendere una vena malinconico-depressa. Quando vuole stupirci ma al contempo rassicurarci. Quando nella descrizione di sé fa leva su ogni possibile sentimento del lettore, insieme e confusamente.

Ed ora brevissima rassegna delle varie identità.

assenti. Qualcuno riesce a cavarsela così. Lasciando vuoto questo spazio, disattendendo le aspettative del lettore medio. Forse, rispettandole pienamente, chissà. In fondo uno spazio bianco, a suo modo, evoca mistero e fascino.

didascalicaasettiche. Questa classe ricomprende: le identità monosillabiche, in cui trovano spazio descrizioni tipo: me, io, un blogger, mara, franco, rudy o qualunque altro nome generalmente reale; le identità didascaliche in cui al nome segue il cognome o una data o una città o una professione. Anche qui in genere i dati sono reali.

laconiche. Tipologia numerosa, in cui la descrizione si esaurisce nell’associazione di poche parole o aggettivi variamente correlati tra loro. Con risultati che variano da assertivi a dubbiosi, da originali a banali, spesso ironici o demenziali. Comunque sempre descrizioni minime, essenziali, spoglie.

citanti. Qui troviamo l’ampio gruppo di chi sceglie una citazione, un brano, una poesia d’autore quale migliore rappresentazione di sé o di ciò in cui crede. Ma non mancano spezzoni di canzoni, motti o citazioni dello stesso autore oppure di quanto un amico ha detto di lui.

elencative. Anche questo genere di identità può avere diverse sfumature e caratteristiche, rimanendo comunque nell’ambito di un elenco più o meno lungo di sé, del carattere, di quello che piace o in cui si crede. Si va dall’elenco elementare nome, città gusti musicali e passioni, ad un più complesso sistema di analisi approfondita della propria personalità. Il genere prevalente è intenzionalmente sincero o aspirante tale.

punto interogativoincerte. Qui trovano ampio spazio dubbi e lacerazioni profonde, oppure tentativi di rigirare la faccenda, a volte non senza una certa ironia. Insomma vari riarrangiamenti di espressioni tipo: chi sono non l’ho ancora capito, quando lo capisco ve lo spiego, è difficile definire se stessi o ancora ma è importante?.

comico-surreali. Questa è la tipologia che amo di più. Quando dietro c’è una mente geniale, perché altrimenti si tramuta seduta stante nella tipologia peggiore. Come quando chi racconta una barzelletta, non rassegnandosi alle mancate risate, prova a spiegarla peggiorando la situazione.

megalomani. Quelle autocelebrative, sia serie che ironiche. Rappresentazioni piuttosto osannanti ed assertive, autoincensanti. Con risultati diversi a seconda dei contenuti e dell’ironia sottostante.

minimaliste. Quelle in cui l’autore prova a dare una rappresentazione sobria, essenziale, credibile di sé. In genere molto serie, quasi professionali.

dubbiPotrei elencarne altre tipo: logorroiche, criptiche, demenziali, ossimoriche, ma in qualche modo riconducibili a quelle descritte. Ovviamente quella di asfodelo, in qualità di consapevole errante, è una identità chiaramente laconica, con una puntina di impertinenza minimalista ed una certa assertività alla base. A suo modo megalomane. Questa spero non si evinca troppo.

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categoria : riflessioni, blogosfera




giovedì, 26 marzo 2009

Ho attraversato un lungo periodo senza sogni. Assoluta assenza dell'attività onirica. Sarebbe più corretto dire della memoria, del ricordo dei sogni.
attività oniricaPerché sognare è un'attività fisiologica fondamentale, che avviene comunque, anche quando non ne rileviamo traccia. Poi, da qualche giorno, al mattino mi sveglio con la mente ingombra di residui onirici. Con una certa fatica a ricostruire il quadro d'insieme di tanti bellissimi spezzoni di film. Consequenziali, ma anche no. Colorati, d'azione, fortemente simbolici. Quando senti che cercano di dirti qualcosa e la loro voce è forte nel timbro, ma flebile nel suono. Così li lascio scorrere via leggeri.

Ho cercato un'immagine che rappresentasse la strana sensazione provata ad incontrare di nuovo i miei sogni notturni. Questa è perfetta.


foto da flickr di rogilde
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categoria : riflessioni, memoria




mercoledì, 25 marzo 2009


individualità
C'è una sottile linea di confine tra l'affermazione di sé ed il bisogno di affermarsi. Eppure sono termini antitetici. Affermare sé stessi passa attraverso il proprio riconoscimento, l'accettarsi per quello che si è. Portare fuori quello che è dentro. Anche quando è scomodo, impopolare. Diverso. E' la voglia di accettare meno compromessi possibili con l'esterno, la società. Meno, perché la pacifica convivenza li comporta sempre. Con gli altri e con sé.
Spesso alla giusta affermazione di sé consegue il ricononoscimento degli altri, l'affermazione nella vita, nel lavoro. Spesso. E' più facile essere vincenti quando c'è aderenza profonda tra quanto si è e quanto si persegue. Ma non sempre.

Accade che il bisogno di affermarsi, non necessariamente inteso come successo, semplicemente come "il sentirsi riconosciuti", ci spinga a modellarci in funzione dell'accettazione esterna, secondo modalità ed abiti mentali lontani da noi.
Questo è l'esatto opposto, dell'affermazione di sè.
Impariamo a stare bene con noi stessi, scegliamo consapevolmente quello che è giusto per noi. L'accettazione esterna, la necessità di consenso, non può e non deve mai prevalere sulla nostra natura, condizionare il nostro naturale modo di porci.
Può essere difficile, a volte. Ma paga sempre.


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categoria : riflessioni, questioni spinose




lunedì, 23 marzo 2009

Ho sempre pensato che l'intelligenza di una persona sia inversamente proporzionale alla sua capacità di sopportare i rumori. Credo che la mia intelligenza sia aumentata notevolmente, negli ultimi tempi.
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categoria : aforismi




giovedì, 19 marzo 2009

Quella della tastiera, è per me una conquista recente. Sebbene sconfitta sarebbe un termine più congruo. Scrivere pigiando lettere con i polpastrelli, infatti, mi è divenuto usuale solo nel tempo. Ma è stata dura. Prima ero un ostinato amanuense che solo dopo, faticosamente, trascriveva. Perché il tratto era per me parte essenziale del processo creativo. Danza della parola, nel divenire forma e sostanza, dalla mente al foglio. Ora scrivo direttamente al computer, non senza qualche rimpianto.

calligrafiaQuesto per dire che la scrittura mi affascina, non solo in termini di contenuti e comunicazione, bensì anche in termini di segno, di grafia.

Gràph-o, dal greco scrivo, è anche incido, scolpisco, dalle prime forme di scrittura.

Il modo in cui si tracciano le lettere sul foglio, il ritmo e la geometria del segno nella rappresentazione delle lettere, sono assolutamente distintivi di ognuno. Nel tempo il tratto varia, evolvendo dalle rotondità tipicamente infantili, imitative, a forme più nette e personalizzate. La calligrafia, letteralmente "bella scrittura", è a suo modo una forma d’arte, come i bellissimi manoscritti miniati. Una bella galleria di immagini nella biblioteca casanatese.

In oriente la calligrafia è da sempre un'arte, come lo shodo.

Ancora da grafia, i graffiti. Segni del nostro tempo, in equilibrio precario tra arte e sua deturpazione. In una stessa matrice convivono le imbrattature ai monumenti e forme grafiche che non posso non considerare arte.

graffiti

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mercoledì, 18 marzo 2009


bacio velluto, leggero su labbra appena sfiorate, morbidamente premute, volutamente socchiuse. Di vento e sorrisi, di primule e foglie, nel caffè del mattino. bacio goloso, impaziente su labbra ricche, dischiuse ed avvolte, traboccanti di promesse future. D'umido e muschio, zenzero e cannella, affogati nel té.
bacio confetto
, lingua di mandorle, bianco e profondo, essenze lontane e lenzuola nel vento. Di luna e di mare, vaniglia e miele, sommersi nel latte.

bacio perugina

 Il quarto, com'è?
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categoria : metafore, s-criptici