giovedì, 26 febbraio 2009

 Il termine ossìmoro o ossimòro, dal greco antico oxùs (acuto) e moros (stupido), racchiude già nell’etimologia il suo significato: l’accostamento di due termini di senso opposto, l’unione di termini contrari, spesso incompatibili.

Come dire che l’apparente stupidità nasconde acutezza concettuale. Infatti l’ossimoro, attraverso una manifesta illogicità, tenta di definire qualcosa diversamente non rappresentabile. Certe sfumature, un senso insolito, concetti particolarmente profondi non possono essere espressi se non attraverso una contraddizione in termini di linguaggio.

In questo senso l’ossimoro è al contempo evidenza e risoluzione di un limite formale del linguaggio stesso. Nell’originalità del contrasto nascono spesso effetti stilistici insoliti e sorprendenti.
Alcuni ossimori sono diventati d’uso comune. Tali da non avvertirne più l’evidente natura di paradosso, come chiaroscuro, lucida follia, silenzio assordante, realtà virtuale. Non trovate siano “magici”?

Certo è che gli ossimori godono di particolare popolarità, ai nostri giorni. Specialmente in politica. Uno per tutti, magari un po' vecchiotto: convergenze parallele. Sublime, no?


Tratto da “Gli Ossimori Concilianti”- Umberto Eco su l’Espresso:

Invece il mio sospetto è che l'ossimoro abbia guadagnato in popolarità perché viviamo in un mondo dove, tramontate le ideologie (che cercavano, talora rozzamente, di ridurre le contraddizioni e imporre una visione univoca delle cose), ci si dibatte ormai solo tra situazioni contraddittorie.
                            

Ossimori concilianti
è anch’esso un discreto ossimoro. Io non amo le contraddizioni, gli ossimori, sì. Sul perché li ami, la questione si fa complessa.
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categoria : ossimori




mercoledì, 25 febbraio 2009

Ho messo via questa foto da un po'. Ha dentro qualcosa che mi piace moltissimo. Il contrasto tra lo sfondo uniforme ed il disordine compresso delle barche in primo piano. L'ho messa via perchè questa foto ha dentro un racconto, una storia, un momento. Qualcosa che sento di voler raccontare, ma ancora non so. E' quasi un ossimoro, pacata inquietudine.

Foto da Flickr - cocorito89

Allora ho deciso di inserirla così e di scriverlo insieme, questo racconto. Se ti va, lasciami un nome, un senso, una parola, una trama. L'ida che questa foto ti suggerisce. Io metterò tutto insieme e lo scriverò. Oppure, se ne hai voglia...
Scrivi un miniracconto ed invialo a: asfodelodivetro@gmail.com.
Non è un concorso di scrittura, solo un gioco da fare insieme, se ti va.  Cosa farne? Ci penserò.




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categoria : emozioni, ossimori




martedì, 24 febbraio 2009

risvegliUltimamente mi sveglio non propriamente sorridente alla vita. Anzi, mi sveglio un po’ come un condannato al lunedì perpetuo. Quando ancora assonnato, ti scopri ad occhi fissi, sbarrati sulla sveglia, anche di un solo secondo prima del temuto suono. Quando a tastoni chiudi l’allarme e poi ti giri dall’altra parte. In quel lasso di tempo che, di secondo in secondo, diventa mezz’oretta buona. Momento in cui comprendi esattamente il significato profondo di dicotomia, quando oscilli tra il teporino saporoso e l’orrore del “adesso mi tiro su”. Così, consumato il poco disavanzo orario possibile, poi non hai che da correre. Il fare le cose di corsa, mi lascia sempre di malumore e la faccenda si complica enormemente quando l’umore di partenza veleggia sui minimi storici.
Sorsate di caffè amaro di traverso, doccia veloce, spazzolata di corsa, borsa lanciata a tracolla, immondizia agguantata al volo, chiavi tra i denti, slamm!


risvegli
Parlando di risvegli, mi torna in mente il libro di Sacks.

Che, attraverso l'esperienza dell'autore, racconta dell'uso sperimentale della L-dopa per curare l'epidemia di encefalite letargica, la malattia del sonno, che colpì molte persone intorno agli anni '20. Il libro narra la vicenda di una ventina di loro,  ridestati dal farmaco dal loro stato di torpore perpetuo. Narrato superbamennte, a metà strada tra un saggio ed un vero romanzo, consente di esplorare stati d'animo particolari. Un viaggio nella psiche e nei misteri della vita.
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categoria : citazioni, emozioni




lunedì, 23 febbraio 2009

il fascino discreto dell'orridoLa bellezza è soggettiva, intesa come percezione piacevole, come emozione che “qualcosa” suscita in noi. Perché strettamente connessa alla nostra sensibilità, cultura, esperienza. Non importa se quel “qualcosa” è una poesia, un tramonto, un edificio, un fiore o il volto di uno sconosciuto. 

E’ comunque difficile rinunciare all’idea che esista una bellezza oggettiva, un’estetica assoluta. In questo associandola alla perfezione, intesa come rapporto armonico tra le parti. Come dimostra lo studio e la ricerca della sezione aurea

All’assoluto della bellezza, ho sempre preferito l’unicità dell’imperfezione. Io adoro le foglie di acero e quelle dei platani. Adoro la loro bellezza, il rapporto armonico e l’equilibrio che avverto nella loro forma. Verdi o declinate nelle vibranti sfumature autunnali. Ma una foglia di platano accartocciata, a terra contorta, mi affascina in quel modo speciale che è parte della sua unicità.  La teoria del  Sublime di Burke.

Mi spaventa questo mondo che, alla ricerca di una bellezza impossibile, trasforma visi unici, scolpiti dal tempo, in tragiche maschere seriali. Credo che ci sia fascino in quello che il tempo scrive sulla nostra pelle, che le rughe siano la speciale unicità del nostro vissuto. Amo le mie cicatrici. Sulla pelle e nell’anima.

Ho contrapposto il Sublime alla Bellezza, ma davvero è così? Non sarà piuttosto il contrario?

Dietro l’ossessivo ricorso al bisturi, a giudicare dai risultati, più che la ricerca della bellezza si nasconde il fascino discreto dell’orrido.

 

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categoria : riflessioni, questioni spinose




sabato, 21 febbraio 2009

un centC'è una moneta piccina e maltrattata. Il centesimo. Odiata perchè troppo piccola, scomoda, si infila dovunque, cade facilmente. Un valore irrisorio. Anzi, pare che alla zecca produrla costi il doppio del suo valore. Perchè l'esterno è in rame, materiale costoso. In verità questi spiccioli di euro non li amo molto. Come probabilmente il denaro in genere. Ma il cent per me costituisce un'eccezione.
Così lo raccolgo sempre, quando lo vedo a terra. E capita spesso. Non che pensi di mettere via una fortuna, ma mi piace molto. Mi fa sentire Paperon de Paperoni, alla prese con la sua numero uno. La numero uno, se non ricordo male, in verità era un decino. Un nichelino, che un giovane e speranzoso papero ottiene levando faticosamente via fango dagli stivali di un minatore del Klondike, simbolo ed amuleto della ricchezza più grande del mondo.
Anche Paperon de Paperoni non è tra i personaggi più amati. Come il centesimo.
Ma a questa minimoneta bistrattata io associo il suo tuffo nell'oro. Quello che non farò mai. Nel rame, se continuo a metterle, via...
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categoria : sabato qualunque




giovedì, 19 febbraio 2009

lingua sensibile"Ci avviciniamo

Nelle foreste
Prendete la via del mattino
Saliteli i gradini della bruma

Ci avviciniamo
Si serra il cuore della terra al nostro passo

Ancora un giorno da mettere al mondo

*

Il cielo si dilaterà.
Non se ne poteva più
Di abitare fra i ruderi del sonno
Nell’ombra bassa della requie
Della stanchezza dell’abbandono

La terra riprenderà la forma di noi corpi vivi
Il vento ci subirà
Nei nostri occhi sole e notte andranno
Senza mutarli mai
Il nostro spazio certo e la pura aria saprà
Pareggiare il ritardo che scavò l’abitudine
Tutti verremo a riva di una memoria nuova
Noi parleremo insieme una lingua sensibile."

                                         “Sans age” da “COURS NATUREL” - Paul Eluard
 
Questo piccolo stralcio di Eluard, che amo in modo speciale, racchiude oltre il senso e le parole dell'autore, il mio senso magico del mondo. Quello che vorrei e non c'è. Ecco... quando scrivo qui, non sempre, ma a volte sento d'essere a riva d'una memoria nuova, di parlare una lingua sensibile.
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categoria : citazioni, emozioni




martedì, 17 febbraio 2009

Io ho un sistema infallibile. Insomma uno di quelli buoni in ogni situazione e che funziona sempre egregiamente quando attraversi un pessimo periodo, quando l'umore veleggia ai minimi storici, quando il tempo ti sfugge di mano, quando cominci a lamentarti anche di come è venuto il caffè e del colore delle tendine al mattino.

L'energia che si consuma in "lamentazioni" è generalmente enorme. Fatto ancora più grave, è assolutamente dissipativa, una forma degradata di energia, un po' come quella termica. Valla a recuperare, poi. Questo concetto, dato qualche rudimento scientifico di base, potevo esprimerlo decisamente meglio, ma non mi andava proprio. Credo che non sia necessaria una dimostrazione rigorosa del fatto che l'energia utilizzata per lamentarsi è sprecata. Che, anche tralasciando l'importanza universale del risparmio energetico, evitare di lamentarsi all'ennesima potenza è utile all'umanità.

Ma torniamo al sistema ed alla sua applicazione.
In realtà il concetto è molto semplice, direi quasi banale, come del resto tutte le grandi verità .
Se la vita ti va alquanto stretta, anzichè lamentarti, cambiala. Io lo so che a questo punto subentrano molteplici obiezioni. Perchè quelli che si lamentano, si lamentano proprio perché sentono di non poter fare altro. Cambiare la propria vita, non è semplice come cambiare il colore di un abito. Però si possono cambiare le abitudini. Tu fai una doccia velocissima al mattino ed esci senza neppure prendere il caffè? Bene, allora cambia. Svegliati un'ora prima e concediti un bagno profumato ed una sontuosa colazione.
bagno nella schiumaVai a letto prestissimo, in genere? Prova a tirare tardi, ogni tanto. Viceversa, una volta tanto prova ad addormentarti prima.
Non è importante il tipo di abitudini, semmai l'averle consolidate. Ti garantisco che non ti cambia la vita, però sovverte il punto di vista, il modo d'esserci, dentro la  tua giornata. Se riesci a vedere e fare una cosa in modo diverso, forse puoi vederne e farne molte altre,  in modo diverso.
Rinunciare ad un'abitudine è rinunciare ad un automatismo, è imparare di nuovo, è provare a sperimentare nuove parti di sé. E' concedersi il lusso di osservarsi da un punto di vista diverso, capire che forse potresti rimettere in discussione quello che non ti va. Anziché perdere tempo a lamentarti... usalo per cambiare abitudini, ti cambierà la giornata. Che tu ci creda o no, prima o poi, ti cambierà la vita.

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venerdì, 13 febbraio 2009

Da bambina ero terribile. Forse non sono migliorata. Fatto sta che della mia infanzia ho ricordi bellissimi, di una me libera e selvaggia, piena di graffi e letture. Frammenti magici che a volte si impongono. Non so come, mi è tornato in mente un detersivo. logo_tideCaro vecchio Tide. Così, vagabondando nel web, ho trovato questo frammento:

"Le nostre case vengono invase negli anni '60 da ondate di detersivo Tide, prodotto dalla Procter & Gamble, soprattutto per le sorprese per bambini allegate all'interno della scatola. La sorpresa del Tide appariva magicamente quando aprivi la confezione o frugavi con la mano speranzosa nel ghiaietto del detersivo. A volte era avvolta in un cellophane da rompere coi denti (che sapore, il detersivo!), a volte sfusa e temevi sempre non ci fosse perché dovevi frugare con le unghie sul fondo. Non ricordo cosa fossero in effetti, ma conta realmente nelle sorprese?"

E’ bello per questo il web, perché puoi ritrovarci emozioni e sensazioni che giacevano impolverate in un angolo e dar loro forma, consistenza. Mentre leggevo queste righe, ho sentito la consistenza granulosa del Tide sotto i polpastrelli, bimba alla ricerca della sorpresa.

Se la vostra infanzia è lontana... provate a fare un salto qui, per ritrovare la vostra memoria bambina.

E il carosello? Uno per tutti, la magica linea di Cavandoli.


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categoria : memoria, emozioni