“storie di ordinaria resistenza”
“significanza parole”
“pillole di felicità” “dove si trova l'asfodelo”
“comunicazione, connessione, contatto”
“come raccogliere le idee”
“pensieri zen”
“aspetterò alla finestra”
tassista: 'giorno! Dove la porto di bello?Ricomincio da tre (1981) è il geniale titolo del film d’esordio alla regia di Massimo Troisi, divenuto rapidamente un piccolo cult. Ho amato moltissimo questo film che ho rivisto, allora, moltissime volte. Ogni volta approfondendo un dettaglio, notando sfumature diverse. Lasciandomi sedurre dalla vena poeticamente malinconica ed ironicamente geniale di Gaetano.
Ho rivisto il film qualche giorno fa. Mi ha lasciato una strana amarezza al fondo. Così ho riflettuto lungamente sul perché. Ho capito di averne colto un aspetto nuovo, l’ingenuità. Qualcosa che non avevo avvertito anni fa. Non tanto del personaggio, piuttosto della struttura, delle riflessioni. Inevitabile pensare che dopo tanti anni il mio modo di guardare sia cambiato. Che l’ingenuità percepita è quella che ho perduto. Sento comunque che la percezione è da intendersi oltre me, oltre il mio personale percorso. L’ingenuità del “come eravamo”.
L’amarezza è quella di aver perduto qualcosa, il sentire che il mondo non è poi andato come allora sentivi che avrebbe potuto. Un buon film resta un buon film, quando sa farti riflettere. Questo, per fortuna, non è cambiato.
Dicevo che il titolo è geniale. Lo è perché sovverte in modo non banale il “ricominciare da zero”. Questo mi piace perché ho voglia di ricominciare sempre e da zero è sempre più difficile.
Allora? Le avrò fatte almeno tre cose buone in vita mia?
Non so voi. Ma ho voglia di ricominciare da tre.
Le parole, a volte. Carne umida che preme, in punta di lingua.
Le tue mani. Le tue mani piene di me.
Riconoscere al buio i pieni ed i vuoti, umori di te.
Mie parole, ancora.
Per te.
Non esistono più le mezze stagioni. Questo è ormai diventato un luogo comune, un tormentone abusato. Qualcosa da ripetere sorridendo, certi dell’altrui complicità.
Meno divertenti e con connotati diversi a seconda delle tesi riportate, i cambiamenti climatici, sottinteso “i grandi”. Ma tra banalità e catastrofismi globali, il clima rimane quello che è, uno strano meccanismo che incombe sulle nostre abitudini e pianificazioni. Con effetti più o meno deleteri sull’umore.
Piove, governo ladro. Pare che questa espressione sia stata coniata, quasi centocinquanta anni fa, dal direttore del giornale satirico “Pasquino”, in una vignetta che raffigurava il fallimento di un comizio a causa della pioggia, diffusasi poi come satira della frequente abitudine di attribuire al governo la responsabilità d’ogni male.
Ultimamente arranca anche il clima, incerto sul da farsi.
Piove. Fitto, fitto. Pioggia quasi inconsistente che persiste, poi il cielo si rabbuia di colpo per rovesci inattesi. A sorpresa uno squarcio d’azzurro ed un sole quasi sfacciato, come una minigonna su gambe avvizzite. Poi pioggia, ancora. Temperature in un saliscendi continuo. Escursioni impietose. E’ anche vero che raramente la gente è soddisfatta del clima. Forse anche il clima, stanco di tante lamentele, ha deciso di fare a modo suo. Di metterci una sana creatività, giocandosi tutte insieme carte diverse.
Tutto cominciò molti anni fa. Su alcuni muri, in angoli di strade, sui cartelli stradali. Una semplice scritta con lo spray:
Dio c’e
Dopo la trovata dei bus, quelli che: DIO NON ESISTE 
Ieri alla fermata dell’autobus (guarda caso) io ho trovato questo: DIO ESISTE
Così ho sentito l’esigenza di documentarlo. Perché molto accomuna queste due contrapposte propagande: l’azzurro e le nuvole, un sito di riferimento, il maiuscolo (gridato), la mancanza di fantasia, l’arroganza, nemmeno troppo sottile.
Se avessi un po’ di soldi e tempo da buttare, io mi impegnerei a diffondere il seguente:
Quasi dimenticavo. Razionalmente sono agnostica. Ovvero ritengo logicamente e sperimentalmente indimostrabile l’esistenza/non esistenza di dio. Emotivamente sono atea. Perché ogni credo religioso è, prima di tutto, un atto di fede. Ateismo compreso.
Qualcosa che senti, che provi a livello emozionale. Qualcosa che non scegli, che non decidi, qualcosa che riconosci in te. Vero e compiuto in te, attraverso un percorso emotivo individuale. Credo fermamente al diritto di ciascuno di professare la propria fede e di affermarla, se ne sente l’esigenza. Altrettanto fermamente al dovere di ciascuno di rispettare e capire, l’altrui fede.
Infine, vorrei ricordare agli atei che non necessariamente i credenti sono stupidi. Ai credenti che non necessariamente gli atei sono malvagi. Non necessariamente.
La qualità di un uomo non dipende dal suo credo religioso. E’ scritta nelle sue parole ed azioni, quando sanno condurre rispetto e amore.