sabato, 31 gennaio 2009

Chi tiene un blog si fa un sacco di domande. Questo almeno è quello che accade a me. In genere la maggior parte non trovano la risposta giusta. Anzi proprio nessuna risposta. Altre condensano, diventando post. Ondeggiano e si posano qui. In questo strano spazio appeso tra  domande senza risposta e risposte senza domande. Uno spazio  che riesce a coniugare il divario tra quello che vorresti e quello che riesci ad essere.

Una cosa che mi diverte sempre molto è controllare a fine mese le parole che hanno condotto qui, tra queste righe. Ad un blog si approda in tanti modi. Per caso, curiosità, attraverso altri blog. Cercando su google qualcos'altro.

Questo è l'aspetto più divertente di tutta la faccenda. Perchè scopri che si può arrivare a te in modi impensabili, che le associazioni più distratte e casuali creano strane connessioni che non avresti mai supposto di produrre. Così ti accade di sorridere pensando alla faccia di  chi cercando "bolle di vetro soffiato" o "cestini di vimini" si ritrova in questo posto bislacco. Perchè asfodelo e vetro si ricompongono nell'onda di un flusso caotico di parole seminate quasi per caso. Scopri anche strani ed inquietanti interrogativi. Qualcuno è arrivato qui chiedendosi: "culo zona erogena di ragazza è".  Sarà rimasto deluso? Temo di sì.

Oggi voglio dare spazio alle parole che mi ha fatto piacere abbiano condotto qui. Spero di non averli delusi. Spero.


storie di ordinaria resistenza”       

  “significanza parole”

                    “pillole di felicità”        “dove si trova l'asfodelo”

                                  comunicazione, connessione, contatto”

come raccogliere le idee” 

                                                  “pensieri zen” 

                                         aspetterò alla finestra”

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categoria : riflessioni, blogosfera




venerdì, 30 gennaio 2009

taxitassista: 'giorno! Dove la porto di bello?
Mr X: via degli Argonauti, sette
tassista: Ah... ma allora va al Ministero degl'affari 'mpropri!!
Mr X: più o meno
tassista: più o meno?! Me prende n'giro eh? Guardi che ce ne porto 'nsacco lì, de persone co' la valiggetta come lei!
Mr X: ...
tassista: mica p'esse indiscreto, sa... lei ce lavorà, lì?
Mr X: più o meno

tassista
:
ah ah ah... ma allora sto piùommeno... lei ce ll'ha pe' vizzio!
Mr X: ...
tassista: mica s'offende vero? E' che me sembrate tutti tristi voi che andate lì... Sa che io avrei potuto fà lo pissicologo... c'ho 'ncerto occhio per le persone...
Lei me sembra 'na brava persona, ma pure lei c'ha quel certo nonsocché...de cupo...
Mr X: cupo?!
tassista: si si... cupo...me scusi sa, ma a me me piace dialogà coi clienti,
che questo è un mestiere difficile de' sti tempi...
Mr X: tutti i mestieri sono difficili
tassista: eh... parla bene lei, che se ne va ar ministero in tassì... ma non me faccia parlà più ch'è meglio...
Mr X: ecco, se sta in silenzio, magari preferisco
tassista: Visto? Basta dillo, che poi co' quelli cupi, mica c'è tanto gusto a parlarce, sa?
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categoria : dialoghetti




mercoledì, 28 gennaio 2009

Ricomincio da tre (1981) è il geniale titolo del film d’esordio alla regia di Massimo Troisi, divenuto rapidamente un piccolo cult. Ho amato moltissimo questo film che ho rivisto, allora, moltissime volte. Ogni volta approfondendo un dettaglio, notando sfumature diverse. Lasciandomi sedurre dalla vena poeticamente malinconica ed ironicamente geniale di Gaetano.

 

Ho rivisto il film qualche giorno fa. Mi ha lasciato una strana amarezza al fondo. Così ho riflettuto lungamente sul perché. Ho capito di averne colto un aspetto nuovo, l’ingenuità. Qualcosa che non avevo avvertito anni fa. Non tanto del personaggio, piuttosto della struttura, delle riflessioni. Inevitabile pensare che dopo tanti anni il mio modo di guardare sia cambiato. Che l’ingenuità percepita è quella che ho perduto. Sento comunque che la percezione è da intendersi oltre me, oltre il mio personale percorso. L’ingenuità del “come eravamo”.

 

L’amarezza è quella di aver perduto qualcosa, il sentire che il mondo non è poi andato come allora sentivi che avrebbe potuto. Un buon film resta un buon film, quando sa farti riflettere. Questo, per fortuna, non è cambiato.

 

Dicevo che il titolo è geniale. Lo è perché sovverte in modo non banale il “ricominciare da zero”. Questo mi piace perché ho voglia di ricominciare sempre e da zero è sempre più difficile.

 

Allora? Le avrò fatte almeno tre cose buone in vita mia?

Non so voi. Ma ho voglia di ricominciare da tre.

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categoria : riflessioni, emozioni




martedì, 27 gennaio 2009

Le parole, a volte. Carne umida che preme, in punta di lingua.

Le tue mani. Le tue mani piene di me.

Riconoscere al buio i pieni ed i vuoti, umori di te.

Mie parole, ancora.

Per te.

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categoria : lettere, emozioni




lunedì, 26 gennaio 2009

Non esistono più le mezze stagioni. Questo è ormai diventato un luogo comune, un tormentone abusato. Qualcosa da ripetere sorridendo, certi dell’altrui complicità.

Meno divertenti e con connotati diversi a seconda delle tesi riportate, i cambiamenti climatici, sottinteso “i grandi”. Ma tra banalità e catastrofismi globali, il clima rimane quello che è, uno strano meccanismo che incombe sulle nostre abitudini e pianificazioni. Con effetti più o meno deleteri sull’umore.

Piove, governo ladro. Pare che questa espressione sia stata coniata, quasi centocinquanta anni fa, dal direttore del giornale satirico “Pasquino”, in una vignetta che raffigurava il fallimento di un comizio a causa della pioggia, diffusasi poi come satira della frequente abitudine di attribuire al governo la responsabilità d’ogni male.

 

Ultimamente arranca anche il clima, incerto sul da farsi.

Piove. Fitto, fitto. Pioggia quasi inconsistente che persiste, poi il cielo si rabbuia di colpo per rovesci inattesi. A sorpresa uno squarcio d’azzurro ed un sole quasi sfacciato, come una minigonna su gambe avvizzite. Poi pioggia, ancora. Temperature in un saliscendi continuo. Escursioni impietose. E’ anche vero che raramente la gente è soddisfatta del clima. Forse anche il clima, stanco di tante lamentele, ha deciso di fare a modo suo. Di metterci una sana creatività, giocandosi tutte insieme carte diverse.

 

 

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categoria : riflessioni, s-criptici




giovedì, 22 gennaio 2009

Tutto cominciò molti anni fa. Su alcuni muri, in angoli di strade, sui cartelli stradali. Una semplice scritta con lo spray:          

                                                      Dio c’e

Una forma di propaganda fai da te. Sugli ignoti autori qualche dubbio, qualche leggenda metropolitana. Gesto caduto un po’ in disuso negli ultimi anni. Tornato ultimamente d’attualità. 

Dopo la trovata dei bus, quelli che: DIO NON ESISTE Dio non c


Ieri alla fermata dell’autobus (guarda caso) io ho trovato questo: DIO ESISTE

Dio cCosì ho sentito l’esigenza di documentarlo. Perché molto accomuna queste due contrapposte propagande: l’azzurro e le nuvole, un sito di riferimento, il maiuscolo (gridato), la mancanza di fantasia, l’arroganza, nemmeno troppo sottile.

Se avessi un po’ di soldi e tempo da buttare, io mi impegnerei a diffondere il seguente:

Dio esiste. Oppure no.
In nessun caso questo farà di me una persona migliore.

 

Quasi dimenticavo. Razionalmente sono agnostica. Ovvero ritengo logicamente e sperimentalmente indimostrabile l’esistenza/non esistenza di dio. Emotivamente sono atea. Perché ogni credo religioso è, prima di tutto, un atto di fede. Ateismo compreso.

Qualcosa che senti, che provi a livello emozionale. Qualcosa che non scegli, che non decidi, qualcosa che riconosci in te. Vero e compiuto in te, attraverso un percorso emotivo individuale. Credo fermamente al diritto di ciascuno di professare la propria fede e di affermarla, se ne sente l’esigenza. Altrettanto fermamente al dovere di ciascuno di rispettare e capire, l’altrui fede.

Infine, vorrei  ricordare agli atei che non necessariamente i credenti sono stupidi. Ai credenti che non necessariamente gli atei sono malvagi. Non necessariamente.
La qualità di un uomo non dipende dal suo credo religioso. E’ scritta nelle sue parole ed azioni, quando sanno condurre
rispetto e amore.

Soprattutto vorrei ricordare che Dio non ha bisogno di propaganda. Che esista oppure no.
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categoria : riflessioni, questioni spinose




mercoledì, 21 gennaio 2009

Matteo, trentacinque anni. Segno zodiacale leone.
Un sorriso stereotipato e giacche sempre troppo strette. La cravatta pende ordinatamente sulla camicia, un po' sospesa, rimanendo estranea all'insieme. Spesso la liscia involontariamente, mentre parla, riaccostandola al corpo. Quel gesto ha qualcosa d'osceno, ma non sapresti dire perchè. Tra gli altri e sé una bolla immensa, come se il corpo occupasse uno spazio fisico maggiore del suo volume. Non ti guarda mai negli occhi, fissa un punto inesistente  tra le  tue sopracciglia, lasciandoti trasparente. Buon conversatore, brillante, sicuro di sé. Avverte il disagio riflesso e non ci si sofferma mai molto. Tutto per lui è un metro oltre. Una meta cui aspira, certo di conseguirla. Il resto strane pause vuote, che supera imperturbabile. Certe volte, la sera prima di spegnere la luce, avverte una piccola morsa alla gola. Scrolla il capo, spegne la luce e la liquida lì.
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categoria : personaggi in cerca di autore




lunedì, 19 gennaio 2009

Non sono mai riuscita a capire perché i film non riescano mai a darmi la stessa emozione di un libro. Soprattutto perchè i film tratti da un libro ne siano sempre un'immagine sbiadita, anche con le migliori intenzioni di regista e sceneggiatore. Non saprei dire rispetto a film d'avventura o saghe varie. Non amo il genere letterario e tantomeno quello cinematografico. Quindi mi riferisco soprattutto ai grandi classici.
Ogni volta che ho visto la trasposizione cinematografica di un libro letto, ho sentito che qualcosa mi era stato tolto. Che qualcosa mancava. Come se il filo emozionale che a quel libro mi legava venisse, di scena in scena, lentamente sciolto. Non mi riferisco ad opere mediocri, parlo di film di un certo livello e spessore, gli altri non li considero neppure.
Un esempio? Lolita di Stanley Kubrick (1962). Bellissimo film, niente a che vedere con il successivo remake di Adrian Lyne (1997). Ma nonostante alla sceneggiatura del film di Kubrick abbia partecipato l'autore del romanzo, Vladimir Nabokov, pure si annacqua quello che nel libro ti seduce. Quello che ha fatto di lolita un archetipo.
Devo fare però un'eccezione, l'unica che per me conferma la regola: Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971). L'unico film più bello del libro da cui è tratto. Adoro Thomas Mann e le sue atmosfere ed avevo amato "Morte a Venezia". Quando, dopo aver visto il film,  ho sentito il desiderio di rileggere il libro... non è stato più lo stesso. Non ho ritrovato la stessa magia che Visconti aveva saputo darmi.
Non a caso ho scelto due autori e due registi che, in modi e tempi diversi, ammiro profondamente.
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categoria : citazioni, emozioni, questioni spinose