

Questo blog è occupato
Ha deciso che si autooccuperà finchè la presunta responsabile dei contenuti non si deciderà ad operare una profonda revisione critica delle sue tesi adottando una conseguente riforma. Si prevede un'occupazione lunga e duri scontri intestini. Si spera non intervengano le forze dell'ordine. Invito tutti i blog ad appoggiare l'iniziativa ed a mostrare la propria solidarietà. Si accettano offerte per il sostentamento dell'autogestione.
Questo blog è occupato
Pare... Pare che lo Stato cercherà di salvare l'economia. Si, insomma, salverà le povere banche. Meno male! Possiamo dormire sonni tranquilli.
Ma lo Stato, chi è lo Stato? A qualcuno nel frattempo sarà sfuggito. Anche perché non siamo lo Stato che decide, non siamo lo Stato che legifera sempre più malamente, non siamo lo Stato che si autoalimenta, salvando i privilegi della casta, di tante castine e castucce. Quando si tratta di pagare, la certezza che siamo noi, c'è. Quello Stato, quello indebitato oltre l'osso, quello Stato siamo noi.
Tutti noi.
Tutti i bravi contribuenti che in questi anni alle banche hanno affidato i loro soldi, pagando profumatamente perché li gestissero come meglio avessero ritenuto. Ma non parlo di investimenti, parlo dei nostri conti correnti. Io deposito i miei soldi e pago ogni operazione che compio, ogni singola scrittura contabile. Perchè le competenze sono sempre in rosso per me? Perchè i soldi che lascio loro usino non mi rendono nulla, anzi mi costano oltre le operazioni che comunque pago? Domande inevase.
Bel liberismo, bel concetto di liberismo. Me lo avete imposto, l'ho subito.
Certo ora lo pago anche. Come Stato. Si, va bene così.
E' colpa mia, sicuramente è colpa mia. Pensavo di poter vivere tranquillamente lasciando altri decidere per me. Invece mi riguarda. La vostra incapacità è talmente devastante da riguardarmi, mio malgrado.
Piccole fatiche quotidiane e risvegli difficili. Difficile spiegare come a volte ci si accorga che è la vita a viverti, non tu. Mentre riprovi e pianifichi, mentre ti alzi e lotti ogni giorno, nella tua sofferta quotidianità, il mondo scorre veloce e quasi non ti accorgi di quanto rapide siano le lancette del tempo. Intorno mutano i colori, mutano stagioni che non esistono più, mutano le persone, si avvicendano le vite. Ti soffermi solo un istante a pensare. La vita è un turbine, ti trascina ancora.
Dove ho letto: fermate il mondo, voglio scendere?
Domani è solo la promessa che l'oggi ha dentro. Semplicemente domani è parte integrante di oggi, solo prolungamento di quello che oggi abbiamo investito. Piccolo buon senso del non rimandare a domani, quello che puoi fare oggi. Eppure domani è sempre un giorno lontano, quello in cui... magicamente...
Ho deciso che abolirò domani dal mio vocabolario.
Domani.
Scrivo di getto, d'impulso. Spesso non so bene neanch'io quale misteriosa forza sospinga i polpastrelli sulla tastiera, realizzando una sequenza precisa di tasti. Cancello raramente, raramente ritorno su di una riga, se non per distratti ed involontari errori di battitura tra tasti contigui. Stasera, le lettere bianche sui tastini neri hanno qualcosa di sarcastico, davanti al mio sguardo. Sembrano indocili, subdoli, nemici. Credo riguardi la nottataccia passata a lottare con qualche maledetto errore di sistema, quando ad un certo punto ti viene voglia di scardinarli uno ad uno, questi tastini malefici. Uno ad uno. Perchè una morte rapida, per recapito oltre la finestra, sembra pena troppo inadeguata alla rabbia che ti sale dentro. Così mediti torture improbabili, scuoiamenti senza sangue, scarnificazioni ripetute. Da qualche parte ho letto: garbage in, garbage out.

Se entra immondizia non può che uscire immondizia. Perchè questa strana scatoletta plastometallica, intelligenza non ne ha. Meglio, ha quella dell'utilizzatore. Così, mentre ti incazzi come un picchio nella notte sconsolata, ti senti pure idiota. Anzi, hai la certezza di esserlo. Almeno i computer una volta erano palesemente inermi. Fermi ai tuoi input. Adesso, no. Loro si aggiornano, si ingegnano, ti scavalcano, insomma sembra che si autoriprogettino, contro di te.
garbage in, garbage out
Solo una metafora, anche se la nottataccia è vera, progetti di scuoiamenti inclusi. Metafora di parole che oggi si ribellano, che non vogliono uscire, ostili come questi tastini, che suonano sinistri, deridendo. Poi mi ricordo che non sono una macchina, solo per le macchine vale garbagingarbagiaut. Io posso trasformare le emozioni che mi attraversano. Caspita, chi era quell'illuminato che cantava... Glooriaaa la mattina sui tuoi fianchi nasce il soleee entra odio ed esce amoreeee...
No, meglio di no. Evoluta quanto vuoi, resto una macchina.
garbage in, garbage out
A volte non ci sono, non trovo neppure il tempo di un caffè. Quello imperdibile, qui. In uno spazio da condividere con chi passa solo per caso o chi entra con la voglia di incontrarmi. Un blog è una piccola buffa cosa, al contempo il luogo più intimo e pubblico che si possa immaginare.
Grazie, grazie a te che raccogli le mie parole, anche quando non ci sono e visto che sono qui, accomodati pure, aspetta solo un attimo... preparo la moka...