Salve, mi chiamo Ernesto. Sebbene il mio nome non mi piaccia affatto, pare abbia la sua importanza chiamarsi così. Sono nato sotto il segno del cancro, ascendente capricorno, in trigono col Tropico. Deve essere per questo che ho un gran senso della famiglia; infatti vivo con tre sorelle ed uno zio di nome Vania. Insegno e fare il maestro mi piace, la mia donna, Margherita, mi spinge a scrivere. Anche se fare il pennivendolo non è il mio mestiere, c'è una storia che vi vorrei raccontare. Tutto ebbe inizio quel giorno che decisi di raggiungere il mio amico Arturo su quell'isola.

Silenzio. Luce incerta di un'alba grigia. I sensi acuti nell'aria umida. Cancellando il tempo lo attraverso, riannodo un pensiero antico, scoprendolo nuovo. Felicità fatta di ombre solitarie. Penso a Elide, cerco di sentire quello che lei sente, le offro i miei occhi e la mia pelle. Ne condivido l'inquietudine, la lascio a raccontarmi la sua storia, un sabato qualunque, anche se oggi è venerdì.
Amo questo quadro. Mi ha colpito moltissimo. Sono rimasta immobile per lunghi istanti a fissarlo, stupita. Ha un'armonia cromatica particolare. Ma non è questo. Mi ha colpito un dettaglio. Qualcosa che è isolato, che pur essendo in primo piano, non è immediatamente visibile. Perfettamente inserito, rimane estraneo all'insieme.
Ecco questo dettaglio ha una sua magia. Come uno spazio diverso, un punto su cui focalizzare la propria attenzione, lungo un percorso distinto. Non so spiegarlo e forse questo esempio lo spiega ancora meno. 

