mercoledì, 30 aprile 2008

Non so perchè ma per l’italiano medio, il reddito è incoffessabile.
Qualcosa da tenere segreto, qualcosa da nascondere. Anche agli amici, soprattutto a quelli. Non importa se è troppo basso o inaspettatamente alto, o comunque facilmente desumibile.

Al di là dell’Italia, al di là dei garanti, oltre quest’episodio e le mille implicazioni che comporta, il "comandante nebbia" ha  detto una verità profonda, che riconosco e condivido,   qui :  sessanta milioni di berlusconi

 

asfodelodivetro
P.link ¤ commenti (4) ¤ commenti (4)(popup)
categoria : riflessioni, questioni spinose




martedì, 29 aprile 2008

 Biglietto-atac-1970
Il biglietto a terra. Piedi che passano ignorando. Si spostava, piccole folate nella Roma di novembre. Quasi sobbalzi di un cuore spaventato. Sembrava attendere una mano, addossato al palo della fermata. Piccolo biglietto vidimato, inutile, senza più ruolo. Raccolto nell’indecisione di un’attesa.
Lo rigiro tra le mani.
Un poco sfilacciato, pensavo alla sua storia, alle mani sfiorate, ai piedi temuti. L’autobus, eccolo, mi faccio avanti, il biglietto pigiato tra le dita, lo caccio in tasca, ormai ignorandolo. Mi perdo tra i pensieri nelle vie che scorrono. Fa freddo oggi. Stringo le mani a pugno nelle tasche, a cercare un calore che non viene.
Toh, il biglietto.
Contatto tra il rasposo e lo stropicciato. Nuovamente tra le mani. Lo spolvero e poi lo arrotolo nel filo dei ricordi. Srotolo, arrotolo, srotolo. Mi scorre come gioco tra le dita, scandisce il ritmo dei pensieri. Devo scendere. Gelo esterno, guardo indecisa il rotolino stropicciato, gettarlo? Ti guardi intorno. Quando ti servono non li trovi mai questi maledetti cestini, pare giochino a rimpiattino. Mi ficco in tasca il biglietto. Odio la gente stasera. Questa ressa mi restituisce immutato il sentimento, negli spintoni frettolosi di un andirivieni senza senso. Entri, esci, le facce un poco convulse dal freddo, visi rossi o tirati.
Cristo, odio la gente.
Mi affretto nelle spese, dentro la voglia del tepore di casa che lascia fuori tutto, anche il malumore. Risalire sull’autobus, condividere un briciolo di spazio con nasi infreddoliti, sciarpe variopinte, pezzi di giaccone e poi una selva di mani e piedi, troppo spesso inopportuni. Siamo tutti lì, ognuno con dentro una storia ed il pensiero che va, contatti non voluti e la voglia di ritrarsi in sé. Quando tra la selva scorgi la tua fermata, preghi per lo scampato pericolo.
Oggi, no.
Oggi questo percorso sembra dilatarsi all’infinito. Le macchine si accavallano alla luce rossa del semaforo, ed ancora strepiti di freni e clacson, la gente che sbuffa la sua insofferenza tra i tuoi capelli e la sciarpa del vicino. Qualcuno si china a raccogliere il giornale caduto e ti punta i gomiti dritti nello stomaco. Non finirà mai. Un calore pesante, attaccaticcio, d’odori non tuoi. Mi si rattrappisce la mano mentre afferro il sedile, tutta compressa nei miei pochi centimetri cubici vitali. L'altra, sgomitando, l’infilo in tasca.
 
Rotolino?!
Sei tu?
Ti sento amico, ti stringo nella tasca a rallentare la tensione e nella fantasia sei lo stelo di un fiore, un filo di rame, la fune che usavo da bambina, sei la mia voglia di fuggire.Ti stringo e lo spazio si accorcia, è quasi casa. Scendo, gelo di nuovo, ma dentro tepore di casa. Eccolo, il maledetto cestino. Centrato, che mira però! Accidenti, pensavo di non potermi più disfare di quello stupido biglietto stropicciato.
 
 
Ieri ripasso accanto al cestino e chi ti vedo?
No, sbagliato, li svuotano i cestini ogni tanto.
Giusto, ma chi ti vedo? Un biglietto stropicciato e la storia d’amore ricomincia.
 
Fino al prossimo cestino.
asfodelodivetro
P.link ¤ commenti (2) ¤ commenti (2)(popup)
categoria : miniracconti




lunedì, 28 aprile 2008

occhialoni

A volte occorre guardare lontano, saper vedere oltre sé. 

Mi chiedo quando finalmente metteranno a punto le lenti adatte allo scopo.

 
asfodelodivetro
P.link ¤ commenti (4) ¤ commenti (4)(popup)
categoria : riflessioni




sabato, 26 aprile 2008

fila alle posteLo so. Esiste la domiciliazione, per le bollette. Ma non so perchè, preferisco pagarle personalmente. Posso pagarle dal conto on line. Generalmente è quello che faccio. Ne accumulo un po', poi le pago tutte insieme. Alcune in anticipo ed altre in ritardo. A volte accade che vada in posta. In genere il sabato mattina. Come oggi. Il piacere di fare un salto al mercato, scegliere per bene le verdure, la frutta, con calma. Evitando il cellophane del supermercato di corsa. Allora, già che ci sono, faccio un salto a pagarle in posta. Chi vuoi che ci sia, oggi? Roma è deserta...

Entro, in questa filiale piccina e.... attimo di smarrimento. Quaranta in fila, prima di me. Tutte persone molto anziane. Allora un pensiero ti coglie, fulmineo. Ma se non avete niente da fare tutti i santi giorni della settimana, a tutte le desolatissime ore sante del giorno, dico, proprio oggi tutti qui???!!!

Così anche oggi, le bollette le ho pagate on line. Dopo aver nutrito pensieri incoffessabili, nei confronti di chi magari, il sabato mattina la fila alle poste la vive come un piacevole evento sociale. Me ne vergogno un po'. L'intolleranza è difficile da tenere a bada, anche quando pensi d'esserne immune. Rifletterò.

La prossima volta porto un thermos di caffè e pasticcini e la fila la farò, lo giuro. 

asfodelodivetro
P.link ¤ commenti (4) ¤ commenti (4)(popup)
categoria : riflessioni, sabato qualunque




venerdì, 25 aprile 2008

strada

Mi dirigo sempre in troppe direzioni. Così a volte la meta si allontana. Ma c'è una meta? Esiste nel percorso d'ognuno una meta univoca? Non so. Ho sempre pensato che la meta è il viaggio stesso. La consapevolezza nell'attraversarlo, la pienezza dell'esserci dentro. Immagino che sia come cercare qualcosa nel disordine. Non trovi quello che cercavi, ma comunque recuperi qualcosa di infinitamente prezioso. Forse mi dirigo in troppe direzioni, forse non so finalizzarmi in obiettivi univoci, canalizzare l'energia. Ma è necessario? Io non so se sbaglio e, se sbaglio, dove. So di essere immersa, a volte sommersa, a volte smarrita. So che non sempre posseggo il filo logico del mio andare. Ma sento che quest'andare mi piace, perchè non ho fretta di raggiungere alcunché. So che non mi sposto da un luogo all'altro per il luogo in sé, ma per l'andare. Oggi mi sono persa.

Da piccola adoravo l'etichetta adesiva dietro certe vetture.

Non seguitemi. Mi sono perso anch'io!

asfodelodivetro
P.link ¤ commenti (8) ¤ commenti (8)(popup)
categoria : riflessioni




martedì, 22 aprile 2008

Il classico meme è arrivato anche qui. Io avrei voluto sottrarmi. Ma la grazia dell'untore, certa cuore di giada mi costringe a raccogliere il guanto, pardon la catena. Non ve la spiego, c'è bisogno? Le sei cose che mi piace fare. Sei modi per dire qualcosa di me.

silenzioStare in silenzio

Amo il silenzio in tutte le sue declinazioni. Ho sempre pensato che la capacità di sopportare il rumore fosse inversamente proporzionale all'intellingenza di una persona. Io sono mooolto intelligente. Il silenzio non è assenza di suoni, è spazio nella mente, infiniti orizzonti.

Giocare con le parole

Non quelle dette, neppure quelle scritte. Le parole in sè, il loro essere rappresentazioni, mattoni del costrutto, ma anche suoni, immagini. La magia del segno e del suono che le corrisponde. Il senso, poi.

puzzleCogliere i dettagli

Perchè è dai dettagli che si capisce l'insieme. Quando osservo, mi piace rilevare i dettagli in dissonanza, le piccole disarmonie di una persona o di un contesto. Non guardo mai un viso, non lo ricordo intero. Mi soffermo su una piega, un neo, l'angolo di un sorriso. Sono bravissima a ricomporre i puzzle.

Ascoltare la pioggia pioggia

La pioggia ha un incanto unico, una voce speciale. Magia che ti avvolge. Camminare sotto la pioggia, mi rende l'unione con l'intero. Ma schizzare nelle pozzanghere, mi rende felice.

bolleFare bolle di sapone

Iridescenti, fragili, magiche, come fai a resistere alle bolle di sapone? ma niente arnesi, si soffiano via dal palmo della mano....

Lavare i piattipiatti

Se esiste un fallimento compiuto è la mia casalinghitudine. Non mi piace lavare, non mi piace stirare, non mi piace pulire, spolverare. Ma lasciatemi lavare i piatti. Datemi una bella pila di piatti unti, una spugnetta e qualche goccia di detersivo. Posso incantarmi per ore. Però non disturbatemi. Non sopporto avere altri intorno, mentre li lavo. Perchè finisco per tirarli addosso a qualcuno. Cucina off limit. Mi piace stare in silenzio, giocando con le parole della mente, fissa su dettagli, con la pioggia tra le dita...facendo bolle di sapone...

ehi... ma finisce qui? Se volete provarci, fatelo... io non vi nominerò.

 

asfodelodivetro
P.link ¤ commenti (4) ¤ commenti (4)(popup)
categoria : emozioni




giovedì, 17 aprile 2008

Sembra che il saper delegare sia tra le qualità del leader. Comincio a dubitare seriamente di averne l'attitudine.

asfodelodivetro
P.link ¤ commenti (5) ¤ commenti (5)(popup)
categoria : riflessioni




mercoledì, 16 aprile 2008

Non ho parole. Anche volendo c'è poco da commentare. Perché ci sono cose che non capisco e non riuscirò a capire mai. In chi vota ed in chi è votato. Malumore lieve.

Poi oltre, ancora.

asfodelodivetro
P.link ¤ commenti (2) ¤ commenti (2)(popup)
categoria : riflessioni, questioni spinose