Ci sono giorni che sembrano non finire mai. Poi finiscono e scopri che sono stati solo troppo brevi perché dentro ci stesse tutto.
Ma domani è un altro giorno.
...chi si trova davvero non può perdersi mai.
Tanto tempo fa comprai una scatola. Non era niente di particolare, in verità. Non diversa da altre. Di metallo, rettangolare, una di quelle vecchie scatole di biscotti. Se ne trovano ancora in giro. Istoriata in un verde brunito con ricami dorati, dal gusto decadente. Non ricordo neanche più perché l’avessi comprata. Mi piaceva. Mi piacciono le cose che hanno qualcosa d’antico. Quel colore opaco che sa di vissuto, un mondo di pizzi, cianfrusaglie e buon odore di tabacco.

Non l’ho mai usata. Come contenitore, intendo.
Stava lì, un poco polverosa a far mostra di sé. Ci si dimentica delle cose nel tempo. Non solo di quelle. Non so perché mi torni in mente ora. La nostra mente è un archivio polveroso dove un vento maldestro restituisce lustro a pratiche insignificanti. Torna lucida nella mia mente l'immagine della scatola, ma tutt’intorno è vuoto. Ti innervosisce la mancata padronanza delle tue memorie. Ricaccio lontana la scatola. E’ un pensiero fisso. Un disegno senza contorni che aleggia nell’aria. Mi sfinisce. Ti distrai ed acquista forma e peso in te. Ritorna come sensi riposti che non puoi riallacciare. Non capisci perché.
Ci tenevo delle foto.
Adesso vanno definendosi meglio i suoi contorni. Amo guardare le foto. Le mie in particolare. Sarò narcisista, eppure è buffo guardare le proprie foto.
Ti scruti con ansia, cerchi l'immagine obiettiva, quell’altro da te che gli altri conoscono. Lo specchio appiattisce le immagini e la tua ti è rimandata solo a metà. Non riesci mai a conoscerti. Le movenze, i gesti, il sorriso. Il tuo muoverti nell’aria è qualcosa che appartiene agli altri, mai a te. Quante volte nel parlare con la gente ti sei chiesto che faccia avessi, come venisse accettata. Domande senza risposta. Tu scomposto nei mille occhi di ognuno.
Guardi le foto, le tue.
Ti cerchi con ansia nel gruppo immortalato, ti stampi nella mente il tuo viso. Una scatola. Quante cose legate ad una scatola di metallo. C’era qualche foto dei miei. Da giovani. Quelle foto ingiallite, con i bordi ondulati.
Io negli anni crescevo di più.
Come si diventa estranei a se stessi nel tempo. Non ritrovo più la bambina, non mi riconosco in lei. Sono io. Ero io. Sono io.
Me lo hanno detto, non mi riconoscerei. Forse gli occhi, quel taglio preciso degli occhi, nient’altro però. Non ho mai capito se non sono fotogenica o se l’aver interiorizzato di me un’immagine migliore mi provochi un grosso rifiuto a riconoscermi nelle foto. Questo non è importante. Ci tenevo delle foto. Un mucchietto di foto che illustrano una vita. Le persone care presenti e passate. Non è poi così stabile l’amore dell’uomo. Le foto ci sono ancora, la scatola non credo. Non so che fine abbia fatto, né perché mi sembri così importante il ricordarlo.
Era solo una scatola di latta.
L’avrò regalata. Tanto tempo fa comprai una scatola di latta.
Non era niente di particolare, in verità.


"...Rimaneva da vedere se io avevo perduto la mia identità senza possibile redenzione e se dovevo perciò fuggire prima del sorgere del sole da una casa che non era più la mia."
Dr Jekyl e Mr. Hide - Stevenson (1886)
Rimane l'esempio letterario più seducente ed al tempo stesso inquietante di dissociazione dell'identità. La cosiddetta personalità multipla è un disturbo mentale caratterizzato dalla coesistenza d'identitità distinte in presenza di distorsioni della memoria nello stesso soggetto, in cui diverse personalità si manifestano come separate e diverse, nei tratti e nei modi, le une dalle altre e rispetto all'individuo che le "racchiude" e loro sopravvive, dimenticando.
Un nodo non completamente risolto tra personalità multipla e disturbi dell'unità di persona, affascinantissimo da un punto di vista squisitamente letterario.
Perchè evidenzia la stretta correlazione tra coscienza e memoria, tra identità e visssuto psichico.
Ma, oltre ai casi clinici e letterari, a volte mi chiedo:
Siamo comunque uno o solo l'uno che tra i molti prevale, coordinatori smarriti della moltitudine che è in noi?