Una mail... poche parole e un'emozione.
Testimonianza del tempo che passa, senza cancellare.
Poche parole.
Bastano a volte.

Stanchissima, sta tornando a casa dal lavoro.
Appesantita da una giornata impossibile ed interminabile. A tracolla la solita borsa enorme, stracolma di tutto, più che una borsa, un container. Se non bastasse anche il portatile, che sarà portatile, ma pesa.
Senza contare il paio di chili di documenti che non riesce mai a non portarsi avanti ed indietro, ogni giorno. Per lo più inutilmente, ma se poi non dovesse ritrovarsi quello che invece quell'unica volta serviva?
Per non farsi mancare nulla anche la borsa della spesa fatta all'ultimo secondo.
Sono le 20 circa, mentre attraversa la strada, vicino alla stazione centrale. Sorride, perché queste giornate stressanti la mettono di buonumore. Sensi di colpa atavici che una sana espiazione sembra ridimensionare.
Cerca di attraversare, titubante, da circa mezz'ora. Non che sia indecisa, è solo che le strisce pedonali sono diventate segnacci privi di significato, anzi in grado di suscitare nell'automobilista medio un sano senso di rivalsa, quasi una sfida a bowling, con la certezza di poter fare strike,
Mentre, soccombendo sotto il peso, traballa, sbilanciandosi in ripetuti, quanto inutili, tentativi di attraversamento, le si avvicina un uomo. Di colore, altezza media, bellissimo sorriso ed occhi profondi. "Ci mancava qualcuno che mi chiede informazioni!", pensa. Ma si sporge, per rispondere. Educazione innata, forse ulteriore retaggio dei sensi di colpa di cui sopra.
- L'invfernou di schilly è viscinou! -
E si allontana, con lo stesso luminoso sorriso con cui si è avvicinato.
Rientra, con contorsioni indicibili per il recupero delle chiavi di casa e relativa apetura. Si chiude la porta alle spalle, spingendola col piede, le chiavi tra i denti.
Lancia tutto sul divano, si libera delle scarpe e... prima che il pensiero della cena da preparare abbia il sopravvento, finalmente si chiede:
"Ma inferno o inverno? e poi...schilly? scilliii? Ma chi ...zzo, è 'sto schilly?"
Poi accende il gas.
Stavo cercando una porta.
Meta precisa, termine ultimo di quanto sinora ho solo circumnavigato.
Porta che fosse transito e tramite, compiutamente.
Qualcosa ora condensa. Piano. Lentamente si sostanzia in me.
Ma in questo infittirsi, vedo.
Come materia che conduca il suono. Finalmente nitida, sullo sfondo la porta.
E questo silenzio, quest'attesa è l'ultima.
Perché, per quanto cercata, non ero certa ci fosse, che si aprisse per me.
E aspetto a varcarla. Mi soffermo sui margini bianchi, i grandi margini a lato che la poesia ha dentro, come li definiva Eluard.
Ma ora so che esiste e l'attraverserò.
In silenzio.
Una giornata interminabile, domani di nuovo sveglia all'alba. Domani si fa per dire, devo alzarmi tra quattro ore esatte, ammesso che mi addormenti ora. Non so quale strana sostanza circoli indisturbata nel mio organismo, comunque è portentosa. La notte. La mattina il suo livello cala drasticamente. Così ho perso due ore della mia vita a cambiare tutti i colori qui dentro. Senza capire niente di linguaggi tecnici, solo con la cocciutaggine inside di fare anche quello che non so fare. Ne valeva la pena? Si. Non certo per i risultati, quelli contano poco. Per la cocciutaggine in sè. E l'onnipotenza di gestire i colori.
Quelli che la mattina sono come sono, invece.
Grigi, dopo i mille #353734ABB e qualcos'altro...
Leggendo qua e là nella blogosfera, con sufficiente indolenza, ho scoperto tante piccole perle. C'è gente davvero in gamba, accidenti!
Creativa. Persino qualcuno geniale. Il bello è che ci sono community nelle community e se riesci a trovare anche un solo grande blogger... di link in link dipani un universo intero di emozioni. Emozioni e stupori, sapori, suoni, colori, linguaggi. Poi, per fortuna, inciampi anche in tanta idiozia.
Per fortuna, ché l'autostima stava scemando...